Rubinetti di Roma 2 ancora a secco

0
23

Roma 2 continua ad avere sete. Nonostante le promesse e i proclami, infatti, l’acqua potabile non è ancora arrivata. L’ultimo annuncio era stato dato dall’Amministrazione comunale lo scorso 6 luglio, garantendo il raggiungimento dell’accordo tra Comune di Pomezia, Acea e Provincia di Roma, grazie al quale dalla settimana successiva sarebbe arrivata la fornitura dell’acqua alla torre piezometrica di Santa Palomba, per poi essere distribuita nelle case dopo i 45 giorni previsti per il depuramento. Ma, dopo oltre 3 mesi, i rubinetti sono ancora a secco.

A segnalare il problema Diego Casubolo, presidente del Cdq Roma 2, che questa mattina ha inviato una raccomandata al prefetto di Roma, al garante regionale per il servizio idrico integrato, al presidente della Provincia di Roma, al presidente di Acea Ato2 e al sindaco di Pomezia, dove si riassume il problema a partire dalla convenzione di urbanizzazione che, nel 1989, ha consentito la costruzione del popoloso quartiere. «In merito alla rete idrica – spiega Casubolo – si prevedeva che “il Comune di Pomezia provvederà direttamente o tramite concessionario […] alla estensione della rete in quelle zone e alla costruzione della rete di distribuzione dell’acqua potabile”. I lottizzatori, di contro, si impegnavano alla realizzazione di “un autonomo e provvisorio impianto idrico relativo alle reti di distribuzione dell’acqua potabile occorrente ai fabbisogni dei residenti”. Attualmente sono state realizzate e sono abitate tutte le palazzine previste dalla convenzione del 1989, circa 850 appartamenti, è stata realizzata a cura del Comune la rete idrica e una torre piezometrica, per la quale sono stati spesi milioni di euro, ma non si riesce a far arrivare l’acqua alle nostre case».

Il Comitato ha seguito tutta la vicenda, prendendo per buone le promesse fatte il 5 agosto 2010 dall’assessore provinciale Michele Civita, dall’assessore comunale Edgardo Cenacchi, dal presidente Acea Sandro Cecili, dal funzionario dell’autorità d’ambito Alessandro Piotti e dal dirigente Lavori Pubblici del Comune di Pomezia Renato Curci, i quali avevano dichiarato che di lì a pochi giorni sarebbero partiti i lavori per istallare i contatori alla torre piezometrica e che ci sarebbero voluti 2 mesi per i lavori e altri 2 spurgare i serbatoi e mettere in circolo l’acqua. «E invece nulla – afferma sconsolato Casubolo – fino al proclama del 6 luglio, a cui però non sono seguiti i fatti a causa di un presunto debito del Comune nei confronti di Acea, che impedirebbe l’aumento della portata d’acqua destinata al Comune. Ma noi che c’entriamo? Qui ci sono 850 famiglie che, nonostante abbiano comprato abitazioni realizzate a seguito di regolari concessioni edilizie, non hanno l’acqua potabile, che è un sacrosanto diritto». I cittadini di Roma 2, pur di avere l’acqua, sono anche disposti a pagare più del dovuto. «Ci siamo resi disponibili ad essere serviti direttamente da Acea, accettando delle tariffe superiori rispetto a quelle praticate dalla Edison Spa a Pomezia, abbiamo raccolto le firme e le abbiamo consegnate al sindaco, ma nemmeno quello è servito a nulla. A questo punto è rimasto solo il nostro ennesimo grido di dolore, che stavolta speriamo venga accolto».

Mc