Quel “lago nero” che non piace proprio a nessuno

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Quel “lago nero” non piace a nessuno. Tanti cittadini lanuvini sul web hanno contestato l’impatto visivo del megaimpianto fotovoltaico, che si estende per 70 ettari nei pressi di Campoleone. «Un pugno in un occhio» che ha scatenato la discussione sul gruppo facebook “Civita Lavinia”, profilo che conta oltre tremila utenti: «Bisogna incentivare di più il fotovoltaico sui tetti e per autoconsumo – dicono dal social network – e disincentivare del tutto quello industriale in aree agricole o naturali, inserendo più stringenti vincoli che facciano desistere gli speculatori dal mettere le mani sulle nostre campagne».

Il pensiero della società civile è stato condiviso anche dalla Giunta Leoni che da quattro anni sta puntando forte sul binomio energia rinnovabile – tutela dell’ambiente: «L’impatto visivo del lago nero senza dubbio c’è – spiega la presidente del Consiglio comunale, Ilaria Signoriello -,  ma l‘Amministrazione ha fatto tutto il possibile rispetto a una normativa nazionale che non riconosce agli enti locali, che subiscono e ospitano questo genere di impianti, nessun potere in questo settore: una scelta attribuibile alla cecità politica del governo». Il Comune, dunque, si è ritrovato scavalcato nelle scelte decisionali: «L’autorizzazione dell’impianto – rimarca – è stata data dagli enti sovra ordinati, sul quale il sindaco Leoni ha fatto un gran lavoro di pressione per ridurne l’impatto strutturale rispetto al progetto preesistente: in questo senso siamo riusciti a salvaguardare gran parte della via Laviniense schermando il fotovoltaico con la piantumazione di piante autoctone. Noi avremmo costruito quell’impianto in altra località».

Marco Montini