Via dei Romagnoli: tra il verde spuntano i tetti delle baracche

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Allarme baraccopoli sulla via Romagnoli. Sono tantissime e già dalla strada si notano. Gli alberi, in quella parte di pineta sono troppo bassi e quindi si vedono subito, tra il verde della vegetazione, spuntano i piccoli di tetti in lamiera e teli blu. Distano appena venti metri dalla strada e il sentiero che porta agli ingressi delle baracche è ben visibile. Poco importa che siamo in via dei Romagnoli, una delle strade più centrali di Ostia. Qui, proprio dietro l’imponente Multiplex ci sono una ventina di persone accampate. Tutti romeni. Tutti parenti. Qualcuno di loro è arrivato in roulotte, il viaggio della speranza in Italia è finito sul marciapiede di questa larga e trafficatissima strada. Vivono come possono, chiedono l’elemosina ai semafori poco lontani da questo accampamento abusivo. Gli uomini, ma solo i più giovani, quando sono fortunati lavorano a giornata nei cantieri per cinque euro l’ora. Se ti avvicini, ti salutano cordialmente.

Sono abituati, in fondo questa è una parte di pineta frequentata per tutta la giornata dai residenti che portano a spasso il cane. Ti chiedono solo di non fotografarli perché:«Siamo stati mandati via tanti volte, soprattutto l’estate. La polizia arriva e ci caccia. Noi però non sappiamo dove andare, aspettiamo qualche giorno e poi torniamo qui. Non diamo fastidio a nessuno, cerchiamo solo di passare la notte al riparo». Ma il segnale della loro presenza arriva anche dai rifiuti e dalle piccole discariche che distano qualche metro dalle baracche. Qui, si mangia e si dorme nello stessa baracca. I letti sono materassi quando va bene. Oppure coperte messe una sopra l’altra. Ci sono giochi per bambini sparsi per il campo ma di loro nessuna traccia. Inutile chiedere:«Qui non c’è nessun bambino, ma che dici?», rispondono. Eppure il dubbio resta e anche la paura « per l’inverno restiamo, certo. Se non ci cacciano prima. Il problema è la pioggia, e il freddo che arriverà. Non avremo nulla neanche quest’inverno, solo la legna per accendere il fuoco».

Francesca Rosati