«La Ztl trasforma il centro in ghetto»

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Si fa sempre più ampio il fronte di chi dice “no” alla Zona a Traffico Limitato nel centro storico di Lanuvio. Uno Ztl, fortemente inviso ai commercianti, che non avrebbe trovato neppure il favore dei residenti. Ma la Giunta Leoni non sembra voler recedere dai propri propositi e lo stesso sindaco, durante l’ultima seduta consiliare, ha risposto con fermezza alle rimostranze del gruppo d’opposizione “Lanuvio per la Democrazia”.

«Abbiamo voluto fortemente questo provvedimento – ha ribadito Leoni -, cercando di coniugare la gestione del centro storico con la vivibilità dello stesso. Lo abbiamo fatto precedere da altri due tentativi, l’uno nel 2008 e l’altro nel 2010. La mossa si inserisce in un’ottica di accresciuta attenzione verso il centro storico e segue la concertazione con le varie categorie ed associazioni, con le quali abbiamo avuto vari incontri». Proprio la mancata discussione coi soggetti interessati sarebbe invece alla base dello scontro coi commercianti che proprio in questi giorni hanno riproposto dei volantini in cui si oppongono duramente alla chiusura (prevista al pomeriggio dalle 15 alle 20, con allungo sino alle 24 nei festivi). Tra ordinanze irregolari e mancate pubblicazioni nell’Albo Pretorio i commercianti contestano duramente un’iniziativa che non trova particolari consensi neppure tra gli abitanti del borgo medievale.

«Così non si fa altro che allontanare dal centro tanti potenziali clienti – si legge nella nota diffusa dai commercianti – , recando difficoltà ai residenti e costringendoli a faticosi viaggi dai parcheggi alle proprie abitazioni per trasportare le derrate alimentari». Gli esercenti contestano soprattutto il mancato adeguamento del tessuto urbano, propedeutico, in caso di nuovi parcheggi, alla chiusura del centro. «La permanenza di questo provvedimento – si legge ancora nel volantino – porterebbe all’abbandono da parte dei commercianti e dei residenti delle attività e delle residenze dal centro storico, trasformandolo in un vero e proprio ghetto».

 Daniel Lestini