Opertatori mercato Trieste sul piede di guerra

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Se necessario ci incateneremo qui». Questo in sintesi il pensiero forte espresso dagli operatori del mercato Trieste, dove abbiamo proseguito ieri il nostro cammino volto a raccogliere gli umori di clienti e addetti ai la-vori coinvolti, loro malgrado, nella vicenda legata alla delibera Cam, dalla quale dipendono anche i destini degli operatori di via Magna Grecia e via Antonelli. Una proposta di riqualificazione che pure a loro pare anomala ed iniqua, e sulla cui bontà gli stessi operatori non sembrano avere dubbi. «Io sono nato qui – ci dice Antonio del banco alimentarie memoria storica del mercato – e ho fatto mille battaglie, da quando, nel lontano ’57, aprimmo i battenti sobbarcandoci oneri e onori. In questa struttura operano ben 52 famiglie che faranno di tutto per difendere il proprio lavoro. Perché dal Comune non vengono a chiedere il nostro parere? Tutti noi siamo sul piede di guerra per questa situazione e siamo fermi nella stessa convinzione: da qui non ce ne andremo».Medesimo concetto espresso da Antonella, capo mercato e titolare da vent’anni del banco casalinghi: «Nel2008 abbiamo stipulato col Comune una convenzione trentennale in virtù della quale siamo diventati una AGS senza scopo di lucro. Versando una quota copriamo spese di pulizia, vigilanza, siamo cioè autogestiti. Non abbiamo bisogno di una ristrutturazione ditale entità. L’anno prossimo– prosegue la capo mercato– con lo stesso Comune abbiamo concordato il rifacimento dell’impianto elettrico con un lavoro che rientra nella manutenzione straordinaria, ma niente dipiù. Non è difficile capire che uno smantellamento e/o uno spostamento per noi a livello commerciale sarebbero letali, senza contare – aggiunge Antonella -che il tutto, considerandola copertura ed i servizi già esistenti, non è supportato da motivi tecnici, se non quelli della solita speculazione. Insomma non rinunceremo a uno spazio storico come questo che ospita an-che, come succederà la prossima settimana, mostre fotografiche ed incontri di carattere culturale di cui il quartiere ancora ha bisgno». Più chiaro di così.