Br, concluso processo a fiancheggiatori: 3 condanne e 3 assoluzioni

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Si è concluso oggi in corte d’assise, con tre condanne e tre assoluzioni, il processo nei confronti di sei presunti fiancheggiatori delle Brigate Rosse e componenti di un gruppo intenzionato alla ricostruzione della lotta armata.

In particolare, la I Corte d’Assise, presieduta da Anna Argento, ha condannato: Massimo Riccardo Porcile a sette anni e mezzo di reclusione (15 anni la richiesta dei pm Luca Tescaroli ed Erminio Amelio); Gianfranco Zoja a otto anni e mezzo (15 anni la richiesta); Bernardino Vincenzi a quattro anni e mezzo (12 anni e otto mesi la richiesta). Assolti “perché il fatto non sussiste”: Bruno Bellomonte (dieci anni e sette mesi la richiesta); Manolo Morlacchi (sei anni la richiesta) e Costantino Virgilio (sei anni la richiesta). Per i tre la Corte ha disposto l’immediata scarcerazione dopo che erano finiti dietro le sbarre nel giugno del 2009.

Per quanto riguarda le pene accessorie, la Corte oltre che interdire i tre condannati in perpetuo dai pubblici uffici, ha condannato Zoja e Porcile a risarcire il ministero della Difesa in sede civile, pagando intanto una provvisionale immediatamente esecutiva pari a complessivi cinquantamila euro. Il presunto leader del gruppo, Luigi Fallico, è morto nel maggio scorso in carcere. La decisione della Corte è stata accolta dai numerosi familiari degli imputati in maniera composta, abbracciandosi visibilmente commossi. Associazione sovversiva con finalità di terrorismo sotto il profilo dell’organizzazione e della partecipazione, violazione della legge sulle armi, ricettazione, erano i reati contestati, a seconda delle singole posizioni, agli imputati. Nel disporre le condanne la Corte ha annullato la contestazione di associazione con finalità di terrorismo, derubricandola in cospirazione politica mediante accordo e contestandola ai soli Porcile e Zoja.

Tra gli episodi contestati al gruppo, nell’inchiesta iniziata nel 2007, il fallito attentato del 26 settembre 2006 alla caserma “Vannucci” di Livorno, a firma “per il Comunismo Brigate Rosse”, il progetto di un attentato in occasione del G8 della Maddalena, poi svoltosi all’Aquila.