Caso De Cupis, si indaga per omicidio

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Troppi lati oscuri sul caso di Christian De Cupis,  il ragazzo arrestato il 9 novembre scorso alla stazione Termini e poi morto nel reparto ospedaliero del carcere di "Mammagialla" di Viterbo qualche giorno dopo. Tante domande da fare, troppe cose da capire in una storia che ripropone il dramma del trattamento dei detenuti. «Il rischio che si corre è che casi analoghi cadano nell'oblio. Christian De Cupis è stato fermato il 9 novembre alle ore 9 dalla polizia ferroviaria della stazione Termini di Roma, è stato trattenuto per 9 ore. Perchè e cosa è successo in quel lasso di tempo? E perchè poi è stato condotto al pronto soccorso dell'ospedale Santo Spirito e non al più vicino San Giovanni? E da lì perchè dall'ospedale Belcolle di Viterbo, nel reparto per carcerati, perchè tutti questi trasferimenti e perchè in un reparto per detenuti se egli ancora non lo era?» Sono le parole di Angiolo Marroni, il garante dei detenuti del Lazio, intervenuto ieri in una conferenza stampa organizzata nella sala del Consiglio municipale dell'XI nella quale ha anche ricordato che «sulla morte di De Cupis si indaga per omicidio».

La conferenza stampa è stata  soprattutto l'occasione per tenere alta l'attenzione sul triste fatto dei giorni scorsi e per presentare il neonato comitato "Verità e giustizia per Christian de Cupis" e durante la quale sono intervenuti familiari e amici nonchè gli avvocati del giovane Christian per sottolineare la loro vicinanza a questa vicenda. All'incontro era presente anche il parroco di Santa Galla, che sabato ha celebrato i funerali: «Non è un grido contro qualcuno è solo il bisogno di verità. Sapere cosa sia successo quel giorno non fa scomparire il dolore per la tragica morte ma è un modo per ripartire, accettare il dramma e andare avanti. La verità è a tutela di tutti, anche delle forze dell'ordine». Il 9 novembre, alle ore 9, De Cupis viene fermato dalla polizia ferroviaria, accusato di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo nove ore trascorse presso la stazione degli agenti ferroviari, il 36 enne è condotto al pronto soccorso del Santo Spirito di Roma e poi, il giorno dopo, all'ospedale Belcolle di Viterbo nella sezione per carcerati. Da lì non esce più e la famiglia viene avvertita solo a morte avvenuta. «Vogliamo la verità, non ci interessa il motivo del fermo di polizia ma vogliamo sapere perchè è morto. In Italia non c'è la pena di morte, quindi vogliamo chiarezza su quel giorno e sapere cosa è successo dopo l'arresto. È assurdo che la famiglia, in modo inumano, venga a conoscenza dei fatti solo dopo la morte di Christian e, cosa ancora più grave, che non sia stato avvertito il perito di parte per l'autopsia», ha sottolineato Andrea Catarci presidente del Municipio Roma XI.