«La sospensione? Una barzelletta»

0
81

Rischia di finire a colpi di carte bollate, in un’aula del tribunale, la lotta intestina al Pd di Velletri. A far deflagrare la bomba la comunicazione del capogruppo Gianfranco Cestrilli, che nel corso dell’ultima seduta consiliare, previa lettura di un documento firmato dal grosso del gruppo consiliare, sindaco e presidente del Consiglio compresi, ha sospeso Fabio Taddei e Vincenzo Bagaglini. I due “dissidenti” hanno replicato colpo su colpo all’inaspettata comunicazione, provando a demolirne ogni aspetto e dichiarandosi pronti a coinvolgere i vertici regionali e nazionali del partito. Cestrilli ha fatto accenno ad «atteggiamenti e comportamenti gravemente lesivi dell’immagine del Pd», ricordando le «sistematiche prese di posizioni poco in sintonia con quelle del gruppo, compreso l’accordarsi continuativo con l’opposizione nella richiesta di Consigli comunali straordinari».

Il tutto, infarcito da «comportamenti oltraggiosi», ha quindi portato alla «sospensione in via cautelativa in attesa di un chiarimento dei vertici del partito». Veemente la reazione dei due, che hanno trovato anche la solidarietà di Franco De Santis, che prima di loro ha subito la “purga” piddina: «Li si accusa di non essere in linea con le indicazioni del partito – ha precisato il decano dell’aula consiliare -, ma si dimentica che al di sopra del partito vi è il patto con gli elettori e loro – ha concluso De Santis – non si sono discostati dal programma elettorale». «La sospensione è una barzelletta» hanno reclamato i due, che ieri mattina hanno convocato un’apposita conferenza stampa per elencare i dettagli di quello che ritengono essere un abbaglio clamoroso del gruppo consiliare del Pd «che si è arrogato il diritto di fare una cosa che non gli competeva, spettando alla commissione provinciale prendere provvedimenti del genere». «Quello che il capogruppo e il segretario hanno architettato è pazzesco – hanno detto -. Non abbiamo colpe, se non quelle di aver chiesto maggiore condivisione e dialogo per quanto si andava ad approvare». «In quel documento – hanno concluso i due – ci sono passaggi che sono lesivi della nostra immagine: ci riserviamo quindi di intraprendere azioni legali che facciano luce sull’eventuale diffamazione».

 Daniel Lestini