Via Poma, nuova perizia su morso al seno e tracce di sangue

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Saranno riesaminati il sangue sulla porta, il morso sul seno di Simonetta Cesaroni e l'orario della sua morte. Durante il processo d'Appello per l’omicidio della ragazza, uccisa il 7 agosto del 1990 con 29 coltellate in via Poma, la Corte d’assise ha deciso infatti di accogliere la richiesta avanzata dai difensori dell'ex fidanzato della vittima, Raniero Busco, accusato del delitto.

Il 5 dicembre prossimo sarà dunque nominato il perito che dovrà riesaminare tutti gli accertamenti scientifici svolti negli anni. Favorevole alla nuova perizia anche il pg Alberto Cozzella: "Il dato della presenza di tracce con il dna di Busco rinvenute sul corpetto e il reggiseno non è mai stato messo in discussione – ha spiegato il rappresentante dell'accusa – gli elementi collegati, a partire dal morso che sarebbe stato dato al seno al momento della morte, vengono ricavati da ipotesi successive. Per questo è necessario una perizia conclusiva".

L’avvocato Enrico Maggiore, per il Comune di Roma, si era rimesso alla Corte sulla decisione. Così anche l’avvocato Lucio Molinaro, che rappresenta la madre di Simonetta, mentre gli avvocati Federica Mondani e Massimo Lauro, per la sorella Paola, avevano sollecitato una perizia psicologica per far luce sul rapporto tra Raniero e Simonetta. Un accertamento, questo però, non disposto dalla Corte, che ha ritenuto come non sussistano le “condizioni di assoluta necessità previste”.

Secondo la perizia biologica redatta nel 1999 sulle tracce di sangue trovate in una porta interna dell’appartamento di via Poma, il dna rilevato era incompleto e quindi non si poteva attribuire a nessuno. Sulle stesse tracce fu svolta in seguito anche una perizia da Angelo Fiori, medico legale nominato dal gip all’epoca dell’omicidio. Questi evidenziò che quella macchia di sangue è di gruppo A, mentre Simonetta e Raniero hanno entrambi gruppo 0. L’esperto non fu sentito nel processo di primo grado e così ha scritto una lettera a Franco Coppi che l’ha allegata ai motivi d’appello e che ora è stata acquisita dalla Corte d’assise d’appello.