«Noi da qui non ce ne andiamo»

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Nana ha 25 anni. È originaria del Gabon, ma è nata e cresciuta in Italia. La sua bellissima bimba si chiama Zara. Mostra felice il suo cellulare, finto ovviamente targato Barbie, tutto rosa che emette tanti suoni. Fino a poco tempo fa abitava in un residence a Boccea, dove era stata collocata dal Comune come sistemazione per emergenza abitativa. Ma da una manciata di ore è diventata uno dei senzacasa, andati ad occupare l'asilo nido Doremi Diverto di Ostia. Nel plesso di via Adolfo Cozza, ci sono ora una decina di famiglie e tanti bambini, almeno venti. Ieri, appena usciti da scuola, sono tornati nel fatiscente edificio, pieno di amianto, talmente pericoloso che il Municipio XIII stava per abbatterlo, prima della sua ricostruzione da due milioni di euro, fondi comunali. I momenti di tensione davanti la scuola erano palpabili all'arrivo della Polizia Municipale, sul posto per controllare la situazione. Il pool di assistenti sociali del Municipio sono intervenuti in via Cozza per prendere i dati delle famiglie e valutare le possibili sistemazioni alloggiative.

«Noi di qua non ce ne andremo fino a quando non avremo una casa. – sottolinea Emiliana, 41enne serba con a carico sette figli – Io vengo da tredici anni nell'ex colonia Vittorio Emanuele, lì non si vive bene. Dalle pareti entra la pioggia, pezzi di intonaco si staccano, abbiamo paura a vivere dentro quello stabile. Risse e spaccio, queste le situazioni lì dentro. Qui abbiamo tutti dieci punti in graduatoria, abbiamo diritto a una casa, la aspettiamo da anni». Non solo stranieri alla Doremi, ma anche italiani, senza lavoro né prospettive, finiti come altre migliaia di connazionali, nelle infinite liste comunali per l'assistenza alloggiativa. Maestre della scuola e manifestanti del vicino Teatro del Lido occupato hanno portato a queste famiglie generi di prima necessità e materassi. Nel cortile i bimbi giocano a calcio, mentre all'interno le mamme iniziano a cucinare. Scene simili a qualunque altra casa. Solo che questa non è una casa.

Valeria Costantini