«Caserme in disuso siano destinate ad uso pubblico»

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Continua la battaglia del Comitato cittadino per l’uso pubblico delle caserme, che si è riunito ieri mattina nella sede di via di San’Ambrogio in una conferenza stampa presenziata dai rappresentanti delle varie delegazioni che ne fanno parte, forze politiche, tecnici e associazioni. All’ordine del giorno ancora una volta la necessità di socializzare l’opposizione alla controversa delibera 8/2010, la definizione delle strategie d’azione e, soprattutto, la presentazione dell’assemblea cittadina che si terrà il prossimo 2 Dicembre in via Goito per ribadire la contestazione di un piano di alienazione che si configura sempre più come mera operazione speculativa. 15 caserme, tra cui quelle di via Flaminia, via dei Papareschi, via del Porto Fluviale e via di Boccea per le quali partiranno aste immobiliari entro l’anno, e 15 rimesse Atac per un incasso totale di quasi 2 miliardi di Euro. Questi i numeri di un’enorme operazione di alleggerimento e approvvigionamento che Comune e Ministero della Difesa stanno presentando come “valorizzazione di beni demaniali”, ma che si traduce in una svendita al privato senza alcun progetto di città partecipata.

«In tutto il resto del mondo questi spazi pubblici sono considerati elementi strategici di riqualificazione per risolvere le criticità sociali del territorio – ha ribadito Elio romano del Comitato Tiburtino – da noi invece all’edilizia si sostituisce la logica dura e pura della speculazione e della rendita fondiaria». «Con questo provvedimento – ha aggiunto Giulia Bucalossi del Comitato XI Municipio – si nega alla comunità la possibilità di ridisegnare interi municipi, di trasformare caserme in abitazioni o centri polifunzionali, come è stato fatto a via del Porto Fluviale, mentre in alcuni quadranti continuano a mancare scuole e spazi creativi». Stop alle varianti in deroga e alle lottizzazioni, insomma, «con l’auspicio – ha chiuso l’urbanista Paolo Berdini – che dopo lo scandalo Finmeccanica si apra il coperchio sui tanti immobiliaristi corrotti che vivono dentro lo Stato».  

Marco Di Tommaso