Crisi e criminalità: vita difficile per i negozianti del centro storico

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Anzio, ancora una volta scatta l’emergenza criminalità. Neanche a ridosso delle festività natalizie i commercianti del centro storico anziate possono dormire sonni tranquilli. Tra crisi economica, volumi di affari sempre più ridotti e furti in serie c’è n’è per tutti i gusti. Come parziale buona notizia sembra sia scongiurata l’ipotesi che la Sma, esercizio noto e punto di riferimento della città, venga acquisita da una cordata cinese: i proprietari dei locali nelle ultime ore avrebbero abbassato le pretese economiche, lasciando più di uno spiraglio aperto ai vecchi gestori. Le note dolenti però si riferiscono a molte altre storiche attività commerciali del centro, che sono in procinto di chiudere a causa del giro di affari sempre più ridotto, soprattutto per la presenza di numerose catene di supermercati, e al problema delinquenza: va registrato infatti l’ennesimo episodio intimidatorio, questa volta concretizzatosi con alcuni spari a una nota attività commerciale di via Baccarini.

Ma le strade dei criminali sono infinite ed ecco spuntare anche vie alternative: pochi giorni orsono a farne le spese è stato addirittura il Parco archeologico a ridosso delle Grotte di Nerone. I ladri sono riusciti a introdursi nella zona, che manca un servizio dei sicurezza e di telecamere, scardinando la recinzione che si trova sulla parte posteriore dello spazio espositivo e mettendo fuori uso i lampioni che illuminano l'area. Obiettivo dei malviventi, il rame che ricopre le 43 colonne del Parco. Probabilmente gli stessi vandali hanno ripetuto l’azione il giorno seguente, completando l’opera. «Non si può più tollerare una situazione simile – ha commentato un commerciante anziate -. Siamo alla mercè di chiunque, nel centro storico non è stata mai trovata una soluzione da parte della classe politica. Nonostante i nostri ripetuti appelli ancora non si è provveduto a installare telecamere in alcuni punti strategici e a ricorrere al servizio della vigilanza privata. A questo punto non ci possiamo meravigliare che molte attività siano costrette a chiudere».

Marcello Bartoli