Sigma-Tau, mattinata di proteste

0
15

Sono scesi tutti in strada e hanno passato l’intera mattinata davanti ai cancelli della loro azienda, quella Sigma-Tau che lunedì scorso ha annunciato di aver avviato delle procedure di cassa integrazione straordinaria per 569 dipendenti dello stabilimento di Pomezia. Avrebbero voluto bloccare la Pontina, a un passo dall’entrata dell’azienda farmaceutica, ma «il nostro senso di responsabilità ci ha fatto desistere: non possiamo mettere i nostri interessi davanti a quelli di coloro che, pur non avendo colpe, ne pagherebbero le conseguenze». Una frase che sembra indirizzata alla proprietà della SigmaTau. «Ci basta dare la maggiore risonanza possibile a quanto sta accadendo – ha dichiarato Federico Serafini, rappresentante Rsu/Cgil – la stessa risonanza che l’azienda aveva chiesto e ottenuto poco più di un anno fa, quando la sua espansione in America la mise al centro dei riflettori internazionali come centro di ricerca d’eccellenza e vanto nazionale. Da quando è scomparso il compianto presidente Claudio Cavazza le cose sono precipitate. La nuova dirigenza non ha saputo gestire la crisi da tempo paventata, crisi che volevamo condividere, così come più volte proposto dai lavoratori, ma certo non in questo modo. I problemi sono stati affrontati in maniera becera e senza rispetto della forza lavoro. Vogliamo quindi evidenziare questo atteggiamento, che va a distruggere un centro di ricerca che ha raggiunto livelli altissimi». Quello che i lavoratori credono è che proprio le “politiche espansive” verso l’estero abbiano portato alla situazione attuale.

«Il nostro obiettivo non è metterci in mostra, ma far ragionare l’azienda – ha spiegato Pina Magni, responsabile della Rsu/Cgil –. Vogliamo riunirci intorno a un tavolo per discutere su un piano di rilancio industriale serio, che garantisca il futuro della Sigma-Tau. Noi temiamo che l’azienda stia semplicemente svendendo l’attività e per farlo deve prima abbattere i costi del lavoro. Quale strada migliore del taglio del personale? Ma noi non ci stiamo». Avete provato a parlare con la nuova gestione? «Il nostro è un sindacato che ha sempre cercato il dialogo, e anche questa volta offriamo la massima disponibilità a un confronto serio e leale. Quello che non vogliamo è discutere solo di ammortizzatori sociali, così come chiede l’azienda, che tra l’altro ha appena inviato a tutti i lavoratori la disdetta di tutti gli accordi sindacali, frutto di 20 anni di impegno e fatica». Con quale motivazione? «Perché sono troppo onerosi e di intralcio alla gestione dell’azienda. Noi invece chiediamo un dialogo vero, basato su un progetto. Ma visto che non c’è risposta alle nostre proposte, ci confronteremo nelle sedi opportune. Abbiamo infatti intenzione di portare la questione al ministero dello Sviluppo Economico. Dovranno venire là per fornire i numeri che hanno messo in procedura e per spiegare come mai queste cifre siano uscite adesso, mentre negli ultimi 5 anni l’azienda risultava non solo in attivo, ma addirittura con risultati fantastici».

«Se l’azienda non ci darà ascolto – ha aggiunto Serafini – andremo avanti con la protesta attraverso altre iniziative, sempre nel massimo rispetto di tutti, quel rispetto che è mancato nei nostri confronti, visto che abbiamo saputo della cassa integrazione solo attraverso una lettera che ci è stata consegnata nel corso di un’assemblea convocata appositamente e durante la quale non ci sono state fornite spiegazioni». «La situazione alla Sigma-Tau appare gravissima dopo l’avvio delle procedure di cassa integrazione straordinaria per 569 dipendenti dello stabilimento di Pomezia – hanno dichiarato Giuseppe Cappucci, segretario generale della Cgil del comprensorio PomeziaCastelli-Subiaco-Colleferro, e Gianni Leonetti, della segreteria della Cdlt, anche loro presenti al presidio davanti ai cancelli dello stabilimento -. Condividiamo la posizione della Rsu e l’iniziativa assunta dalle segreterie nazionali di categoria, che hanno chiesto un incontro urgente al ministro dello Sviluppo Economico. Le forme di protesta e mobilitazione messe in campo dalle rappresentanze sindacali sono pienamente motivate, in assenza di un confronto su un piano industriale e in presenza di una procedura unilaterale. E’ necessario un confronto fra parti sociali, istituzioni e azienda per garantire il futuro del gruppo e salvaguardare i posti di lavoro».

Maria Corrao