Il Comune fa cassa con la telefonia?

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Tempo di crisi, il Comune di Monte Porzio cerca di fare cassa con la telefonia. Con la delibera di giunta numero 100 affida agli uffici tecnici il compito di studiare la fattibilità dell’impianto di due basi radio mobili di un noto gestore in zona centro e in zona Cappellette. «Il nostro territorio – si legge – è considerato un’area a bassa connettività, una rete Umts/Hsdpa permetterebbe l’estensione della telefonia mobile e la velocizzazione di internet utile anche per le emergenze ambientali».

Fin qui nulla di strano, gli stessi uffici potranno fornire una valutazione discrezionale in linea con la normativa vigente. Relativamente impegnativa poiché l’impianto dovrebbe rientrare nel Piano Antenne di cui ogni Comune si dovrebbe dotare e che non c’é. Come non c’è un Piano approvato di Evacuazione Sismica (il Lazio è in zona sismica di classe 2) che la stessa protezione civile locale ha ripetutamente invocato dall’inaugurazione della sede due anni fa, voluta e curata dall’assessore Cosmelli. Materia sanitaria e ambientale potrebbero essere affrontate all’interno di un unico assessorato: quello all’ambiente di Imperatori che, di fatto, non assiste né esprime parere sulla delibera “antennone” in questione. In ogni caso le aree richieste espressamente dal piano del gestore telefonico sono tutte prossime ad abitazioni e scuole.

Nel 2004 la casa delle Libertà aveva già accertato la dotazione complessiva delle antenne del territorio sul quale esisterebbe, oltre al vincolo paesaggistico del Parco dei Castelli Romani, una delibera di Consiglio comunale dell’epoca i cui parametri sulle installazioni mettevano un freno al relativo inquinamento elettromagnetico. Intanto la collettività mormora su quel canone annuo di circa ventimila euro annui (cadauna?) contro il valore della salute pubblica e dell’accettabilità sociale dell’antennone.

 Daniela Zannetti