Luneur, giostrai: «Senza lavoro da quattro anni»

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T aglio del nastro simbolico nel giorno in cui era stata più volte promessa la riapertura ufficiale. Si sono ritrovati giovedì scorso davanti all’entrata principale la delegazione dei 160 giostrai del Luneur, per far sentire la loro voce e protestare. Sembra infatti non trovare soluzione la situazione in cui si trovano da anni e che gli impedisce di riaprire le loro attività. E oltre al dramma della disoccupazione, a causa della chiusura prolungata l’area versa in condizioni sempre più degradate. Nato negli anni ‘50 e cresciuto di pari passo con il quartiere il parco divertimenti simbolo dell’Eur è chiuso ormai da quattro anni. «Tutto è cominciato a fine 2007 quando è scaduto il contratto di gestione che era stato rinnovato dal 1966 alla società Lu.P.P.Ro s.r.l.» racconta Saverio Pedrazzini coordinatore dei sub-conduttori del parco, riuniti in un’associazione che si batte per la riapertura delle attività «Il successivo bando di gara per la gestione dell’area, realizzato da Eur s.p.a, società proprietaria di questi terreni è stato vinto dalla Cinecittà entertainment s.p.a, che all’inizio si era impegnata a mantenere la continuità e le nostre aree invariate, per poi invece contraddirsi e rivolerle indietro».

E intanto dietro i cancelli chiusi le macchine e i chioschi si stanno deteriorando mettendo sempre più a rischio la messa in funzione «Ognuno di noi cerca di sopravvivere come può da quattro anni. Chiediamo solo di poter tornare a lavorare come abbiamo fatto per più di cinquant’anni noi e le nostre famiglie» conclude  Pedrazzini. I gestori si sentono ancora legati come una famiglia tanto che qualcuno di loro come suor Genevieve, che insieme alle “sorelle di Gesù” gestiva un chiosco per i bambini, ha rifiutato il trasferimento della sua attività in altra area della città. A dare il loro appoggio erano presenti anche i consiglieri regionali Fabio Nobile (FdS) ed Enzo Foschi (Pd) e alcuni consiglieri del Municipio XII: Vincenzo Vecchio (Api), Giuseppe Contenta e Andrea Santoro (Pd). «Siamo qui per dimostrare la nostra solidarietà alle 160 famiglie e per chiedere la ripresa delle attività affinché questo parco torni a essere un punto d’incontro per le famiglie e per i giovani e che riacquisti così il suo valore sociale», afferma Vecchio. «Abbiamo dato al via a una petizione popolare per la riapertura e abbiamo già raccolto 2000 firme da presentare al sindaco», conclude Contenta.

Fabrizia Memo

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