Parentopoli tiburtina una bomba a orologeria

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Rischia di scoppiare come una bomba a Palazzo San Bernardino il caso della “parentopoli” tiburtina. Parenti, amici, amici degli amici “inseriti” chi a tempo determinato chi no dentro la municipalizzata “Tivoli Forma”. Una “infornata” di 109 persone, qualche nome eccellente, qualcuno meno conosciuto, con assunzioni che sarebbero partite lo scorso mese di ottobre. Fra i noti, secondo indiscrezioni, spiccano cognomi eccellenti, il nipote del sindaco Gallotti, la figlia di Carrarini, ma pure Diotallevi, sorella del presidente del collegio di revisione dei conti, Michela Perini cugina di Riccardo Luciani, la segretaria di Giannino Innocenti, e chi più ne ha più ne metta. Tutti entrati nella società come formatori e poi diventati amministrativi, assunti chi per chiamata diretta chi dopo colloquio.

Il “caso” conosciuto ai più ma ad oggi oggetto solo di chiacchiere nelle stanze di palazzo è venuto alla luce di recente a seguito del ricorso al Tar di F.M., una ex dipendente della Tivoli Forma, che dopo avere lavorato per tre anni nella società ha deciso di rispondere nuovamente al bando pubblico presentando regolare titolo di studio. Per lei, però, questa volta il tutto si è concluso con un nulla di fatto, dal momento che si è trovata all’improvviso fuori dalla graduatoria provvisoria per l’ammissione al colloquio perché, le spiegheranno poi, non ha i titoli di studio necessari. F.M. però non ci sta e con una nota inviata al Comune chiede di essere reintegrata e ammessa alla seconda fase, perché la sua esclusione è stato un errore. Alla fine riesce a essere reintegrata e ad affrontare il colloquio, da lei descritto nello stesso ricorso al Tar come “pittoresco”. La richiesta al Tribunale amministrativo regionale di annullare la graduatoria definitiva, nella quale F.M, si è piazzata solo quindicesima, è arrivata dopo aver visto qualche nome conosciuto spiccare nella lista, tra cui il nipote di Gallotti per l’appunto.

Ma a sollevare la “questione” della “infornata” ci si sono messi pure le rappresentanze sindacali di base che hanno sollecitato un incontro con la dirigenza della municipalizzata, «vista la situazione generale – scrivono nella nota le Rsu – non si è potuto non riflettere sulla propria realtà aziendale, che sembrerebbe viste le scelte intraprese durante l’anno formativo 2010/2011 non essere scalfita da tali problemi dal momento che si è proceduto con un organico di 69 dipendenti alla fusione con ctd e co.co.co.pro di 109 persone». Nello stesso tempo le Rsu denunciano «il mancato pagamento di straordinari, gettoni di commissione e quant’altro», in sintesi troppi impiegati per una società che fa fatica a erogare quanto dovuto. Il “caso” è appena scoppiato.

Adriana Aniballi