L’ultimo saluto a Simone sulle note di Vasco

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Dolore. Tanto dolore e sbigottimento sui volti delle centinaia di persone che ieri pomeriggio si sono ritrovate alla parrocchia di Santa Maria di Porto della salute, a Fiumicino, per dare l’ultimo saluto a Simone, il 16enne morto “per gioco”, a causa di un pugno alla tempia sferrato dal suo migliore amico, Cesare, mentre insieme battibeccavano per una sigaretta. No, non si era trattato di una lite bensì di un botta e risposta come usava tra loro. Come si usa tra ragazzi: una pacca, una spintarella ma quel pugno, dato così, per Mimì o Er Costa, come lo chiamavano i compagni dell’istituto commerciale Paolo Baffi, che il ragazzino aveva frequentato fino a un paio di mesi fa, è stato fatale. E Simone è morto. Si è accasciato senza più riprendere conoscenza davanti alla sala giochi del centro commerciale Parco Leonardo, dove domenica scorsa si era ritrovato con gli amici per trascorrere il pomeriggio a gironzolare per i negozi. A soffrire di questa tragedia assurda non solo i genitori, Stefano e Michela, la sorellina, i familiari, ma un’intera comunità. A partire dalle centinaia di ragazzi che ieri hanno gremito non soltanto la chiesa ma un intero tratto di via di Torre Clementina, chiusa al traffico, il molo, le banchine. Gli amici di Simone hanno portato fiori e palloncini, ma soprattutto il loro dolore, per condividerlo. Ragazzi che, abbracciati gli uni agli altri, hanno pianto, senza vergognarsi di mostrare le lacrime.

«Di fronte a questa tragedia ci poniamo tante domande ma non troviamo risposte», ha detto nell’omelia monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Santa Rufina. «Ma questa morte non può non portare un frutto, non rimane un semplice incidente: dentro questa storia ci siamo tutti e non possiamo separare la nostra morte dalla nostra resurrezione». Tra i presenti, disperato, anche il padre di Cesare. Silvia, a nome di tutti gli amici, ha letto un breve messaggio: «Ehi, angelo, ci starai guardando da lassù: apri e le ali e vai, non ti dimenticheremo mai». Un lunghissimo applauso, il lancio di palloncini gialli e rossi, i colori della Roma, la sua squadra del cuore, e le note di "Gli angeli", l’amatissima canzone di Vasco Rossi, hanno posto fine alla straziante cerimonia.  

Maria Grazia Stella