Troppi stranieri in aula: è polemica

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Classi multietniche alla Magliana. Lo scorso 17 ottobre, in ritardo con il normale inizio delle lezioni, ospitate in spazi inutilizzati dell'elementare Graziosi di via Greve 105, sono state inaugurate due nuove sezioni destinate alla scuola dell'infanzia. Un'opportunità importante di frequentare la materna per 32 piccoli allievi che, non essendo rientrati nelle graduatorie, erano in lista d'attesa e altrimenti sarebbero dovuti rimanere a casa. Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio perché sono state riscontrate delle anomalie nella formazione delle due classi e Augusto Santori, consigliere Pdl del Municipio XV, dopo le lamentele di alcune mamme e il ritiro di 3 bimbi, ha riscontrato la presenza di soli 7 alunni italiani sul totale delle 32 frequenze. Appare fondamentale specificare che la questione non è affatto di origine razzista – dichiara Santori – ma pone un problema sull’effettivo grado di apprendimento e di socializzazione che può caratterizzare i bambini di queste aule, siano essi italiani o non. Una circolare di Roma Capitale parla di un massimo di norma di 5 bimbi stranieri per classe, proprio per evitare fenomeni di integrazione e di convivenza non ordinari».

La replica del portavoce del Municipio XV: «Quella di costituire sezioni con prevalenza di bimbi stranieri non è stata una scelta a tavolino, ma un'esigenza per poter formare le classi e dare l'opportunità di frequentare la scuola a chi era rimasto fuori dalla graduatoria dei chiamati». E riguardo la norma che pone un tetto alla presenza degli studenti extracomunitari? «E' un'indicazione, un principio da rispettare – ha spiegato – ma, in questo caso specifico, applicarla avrebbe comportato l'impossibilità di costituire le classi visto che l'ufficio preposto ha chiamato tutti i bimbi in attesa e che hanno accettato in prevalenza famiglie straniere. E anche le 3 rinunce lasciano il tempo che trovano dato che una di queste è stata fatta da una famiglia straniera, mentre solo una è apertamente collegabile alle lamentele per una classe troppo multietnica».

 Francesca Bastianelli