Padre Pio, il Tar ci ripensa e boccia il ricorso

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C i avevano creduto le oltre 7000 persone che avevano firmato il ricorso contro la riconversione dell'ospedale Padre Pio di Bracciano. Dopo la sospensione decretata lo scorso aprile, ieri il Tar del Lazio ha respinto il ricorso dei Comuni di Bracciano, Anguillara Sabazia, Ladispoli, Trevignano Romano, Cerveteri, Manziana e Canale Monterano contro il decreto 80/2010 del commissario ad acta per la sanita' del Lazio, Renata Polverini, sulla riorganizzazione della rete ospedaliera.  Nella sentenza del tribunale amministrativo si evidenzia che la scelta dell'Amministrazione regionale, in cui non si rilevano elementi di «irragionevolezza» o «arbitrarietà», è giustificata dal dovere per la pubblica amministrazione di perseguire la migliore e più efficace allocazione delle risorse umane e finanziarie della Regione e dall'obiettivo di «migliorare la sanità di prossimità per garantire cure migliori nel tempo migliore». I giudici sono andati anche oltre, sembrando loro «utile aggiungere che a seguito della dismissione dell'attività per acuti dall'ospedale, la Regione ha provveduto ad attivare un'offerta assistenziale equivalente presso l'ospedale di Civitavecchia e presso l'azienda ospedaliera Sant'Andrea».  

«Esprimo grande apprezzamento per il lavoro del Tar – ha commentato ieri la presidente Polverini. E' la conferma che quel decreto 80, che sembrava tutto sbagliato, alla fine si sta verificando come lo strumento giusto, non solo perchè il tribunale oggi ci dà ragione ma perchè abbiamo già raggiunto un obiettivo straordinario di piano di rientro, passando da oltre 1,4miliardi di disavanzo a 850milioni». Si dice invece «sorpreso» il capogruppo del Pd alla Provincia Emiliano Minnucci. «Proprio perché l’obiettivo della pubblica amministrazione deve essere "migliorare la sanità di prossimità per garantire cure migliori nel tempo migliore” come sottolinea la nota della Regione, è assurdo privare il territorio di un presidio sanitario situato in posizione strategica, mettendo a rischio il diritto all’ assistenza sanitaria pubblica nel territorio. Siamo inoltre di fronte ad una contraddizione perché da un lato continua ad incombere la minaccia di chiusura dell’ospedale – aggiunge Minnucci – dall’altro proseguono lavori di ammodernamento all’interno della struttura dove però si fa sentire la carenza di personale. Il vero spreco è dunque una situazione sospesa, mentre la struttura ospedaliera  vede lavori in corso ed è in grado di tornare competitiva e coniugare servizi efficienti e ottimizzazione dei costi. La battaglia per la difesa del nosocomio dovrà proseguire al Consiglio di Stato».