Sicurezza: Alemanno, troppe armi in giro. Critico Veltroni

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“Non accetterò mai più inviti alla prudenza e ai toni bassi”. È fermo, il sindaco della Capitale bagnata di sangue, Gianni Alemanno, nelle interviste di oggi su Repubblica, Il Messaggero e il Giornale, all'indomani della rapina nel quale sono rimasti uccisi un commerciante cinese e la figlioletta nel quartiere romano di Tor Pignattara.

In città, spiega il primo cittadino, “sta crescendo un tessuto criminale fuori dai limiti fisiologici: il traffico di droga e di armi è fuori controllo. È come se nei quartieri a rischio, piccole e grandi bande abbiano alzato la cresta e si sentano padroni del territorio. Vanno sgominate subito”. “Quando nella criminalità entrano in campo bande territoriali, spaccio di droga, utilizzo di armi, – spiega Alemanno – i sindaci hanno solo un potere di denuncia e di sollecitazione, perché in questo caso, quelli che devono intervenire sono le forze dello Stato”. “Quando quattro anni fa – rivendica il sindaco – ho sollevato questo problema sembrava un'eresia: venivo accusato di essere un candidato che voleva speculare sulle paure dei cittadini. Oggi nessuno fa più questo discorso: almeno si è creata una consapevolezza della priorità di questo problema”.

Di “perdita dell’innocenza”  parla l'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni che spiega al Messaggero: l'effetto «emotivo» che avrà su Roma il duplice omicidio di un uomo cinese e della sua bambina di pochi mesi, in seguito ad una rapina sarà «il medesimo del delitto dei fratelli Menegazzo. Che fu la perdita dell'innocenza della città, la consapevolezza che si era entrati in una fase nella quale ciò che era sempre stato sicuro, tranquillo, non c'era piu». Per Veltroni, da «almeno un paio d'anni a Roma, da un lato c'è una sequenza di eventi criminosi la cui dimensione non è solo una questione contabile e dall' altro assistiamo alla diffusione di questi crimini su tutta l'area della città, non solo in periferia». Le cause di questa evoluzione, secondo l'ex sindaco sono tre: «a Roma esiste un problema che si chiama mafia, camorra, 'ndrangheta», «a questo si collegano poi forme di criminalità organizzata più propriamente romane». Il terzo elemento è che «si è sbagliata la politica sulla sicurezza». «Si è pensato che il problema della sicurezza fosse più o meno risolvibile con un aumento del numero dei poliziotti per strada», mentre «non si è capito invece che la principale politica di sicurezza di una città è la politica sociale». «La responsabilità di Alemanno – ha concluso Veltroni – è di aver tolto alla città la sua identità».