Stop al cantiere Appia bis, sindaci e operai in piazza

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La protesta dei circa 80 lavoratori del cantiere Appia Bis, licenziati poco prima di Natale da parte della società Tacaro, arriva sulla Rai. Ieri mattina, il tg regionale ha messo insieme tutte (o quasi) le parti in causa.

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Per il segretario generale della Cdlt Pomezia-Castelli, Giuseppe Cappucci, «bisogna aprire un tavolo fra azienda, sindacati ed istituzioni, la Regione non può rimanere in silenzio davanti a decine di posti a rischio». Concorde Gianni Lombardo, segretario della Fillea Cgil Pomezia-​​Castelli: «Avevamo proposto a dicembre la soluzione della cassaintegrazione all’azienda, ma non ci è stato dato ascolto». Per il direttore dei lavori della Tacaro, l’ingegner Umberto Crivellone, il problema è da ricercare altrove: «Aspettiamo da tempo la chiusura della Conferenza dei Servizi». Poi l’accusa di “poco attivismo” da parte di «alcuni organi regionali, fatta eccezione per l’assessorato ai Lavori Pubblici». Il no alla soluzione della cassaintegrazione? «Dovuto all’incertezza sulla riapertura del cantiere, da due anni l’iter è in attesa di completamento» spiega Crivellone. Anche i sindaci del territorio hanno voluto far sentire la propria voce. Gabbarini (Genzano) si è detto «preoccupato per i tempi della realizzazione, visto che sono stati completati solo 1,9 km in dieci anni» e ha chiesto alla Regione di non “tagliare” il tratto che dovrebbe interessare la città del pane, mentre Cianfanelli ha ricordato «i 174 milioni spesi finora e che l’opera doveva essere terminata da 20 anni». Marini (Albano) ha ricordato che il Comune «ha modificato la viabilità interna in funzione dell’apertura dell’Appia Bis». L’assessore regionale Malcotti ha smentito categoricamente le voci di definanziamento dell’opera sottolineando che «il lavoro sul primo tratto è praticamente ultimato: siamo in attesa delle valutazioni di impatto ambientale. Senza queste non si possono iniziare i lavori sul secondo tratto. Attualmente abbiamo disponibili più di 20 milioni di euro e attendiamo la chiusura della conferenza dei servizi per poter richiedere al Cipe la somma necessaria a completare l’opera».

 

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