Argol spa, da oggi tutti a casa

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Consegnata ad Alitalia la licenza di uccidere». E’ questo il commento di Antonio Amoroso, Cub trasporti, al termine del tavolo di trattativa (o presunta tale) che si è svolto ieri in Regione Lazio tra l’assessore al Lavoro Mariella Zezza, i vertici di Argol Spa e i rappresentanti della compagnia di bandiera. Alitalia ha confermato la linea dura, che non prevede assunzioni nè assorbimenti, dando di fatto il benservito ai 76 dipendenti della società di handling e logistica e istituendo così, con la complicità dell’ente di via Colombo, un pericolosissimo precedente nel settore aeroportuale.

La Regione ha provato a mettere una pezza con una proposta di cassaintegrazione per 12 mesi e l’avvio di un confronto serrato per il rispetto della clausola di salvaguardia sociale, ma per lavoratori e sindacati non è altro che l’ennesima presa in giro. «E’curioso come prima diano licenza ad Alitalia di fare il bello e il cattivo tempo – continua Amoroso – poi promettano il massimo impegno per affrontare il discorso nel suo insieme. Anche l’apertura sugli ammortizzatori sociali è a dir poco discutibile, come si fa a tenere in vita una società che non ha più lavoro? Quali prospettive ci sarebbero? Forse – spiega Amoroso – si tratta solo di un escamotage per lasciare aperto un piccolissimo spiraglio nel caso in cui Alitalia decida nel corso del prossimo anno di esternalizzare nuovamente il servizio. Dovremmo essere contenti? Dovremmo forse ringraziare la Regione e le altre istituzioni per il loro interessamento? Non dimentichiamo che una nostra richiesta è arrivata sul tavolo della Polverini il 12 dicembre scorso e la governatrice ci ha risposto solo la scorsa settimana mentre il ministro Passera, chiamato in causa il 14 dicembre, ci ha liquidato affermando che “un contenzioso tra privati non è di competenza del governo”. Si poteva fare di più – continua – nei confronti di persone che da domani (oggi, ndr) dovranno cercarsi una nuova occupazione».

Nel frattempo, i lavoratori Argol continuano nella loro protesta. Perché se il contratto decade oggi, per la chiusura definitiva della procedura bisognerà attendere il 7 febbraio prossimo. «Continueremo a farci sentire, con forza ancora maggiore – dice Fabio Frati, delegato Cub – Vogliono farci morire in silenzio? Noi faremo rumore, anche dove non saremo più i benvenuti».

Diego Cappelli

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