Camping “Fabuloso”. Solo di nome, però

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Ci vuole del  fegato ma anche tanto stomaco  a inoltrarsi nei gironi infernali dell’emergenza abitativa romana: dopo il viaggio nella struttura disastrata di via Segre, dove abbiamo appreso che esiste un contenzioso tra Armellini e il Comune per riparare i danni di un incendio,   siamo andati a visitare un altro centro di “collocamento” dei senza casa, ubicato in un posto assai singolare e balzato alle cronache nel corso della recente inchiesta di RAI 2  sull’ emergenza  abitativa.

La fantasia dei funzionari che si occupano di emergenza casa nel Comune di Roma non conosce limiti e, in questo caso, supera ogni più rosea aspettativa, visto la decisione di scegliere un posto realmente fuori dal….Comune. Ci arriviamo percorrendo la via Colombo verso Ostia: all’altezza dell’incrocio che porta alla tenuta del Presidente svoltiamo a destra su via di Malafede, che già dal nome non preannuncia nulla di buono. Infatti nel bel mezzo di una pineta, tra un centro sportivo ed il quartiere dormitorio “Villaggio Caltagirone” troviamo il camping “Fabuloso”.

Proprio qui, tra i bungalow, che in realtà sono vere e proprie baracche- containers  tipo quelle dei terremotati, sono alloggiate più o meno precariamente diverse famiglie di senza casa. Entriamo nel comprensorio che è delimitato da reti metalliche coperte con teli verdi: le baracche sono minuscole, pochi metri quadrati con un finestrino lillipuziano da cui emerge il rubinetto di un lavandino su un lato e due finestrelle più ampie sull’altro. Fuori sono accatastati tavoli, qualche bicicletta e ci sta anche qualche auto parcheggiata. Le luci sono quasi tutte spente e dove ne vediamo una accesa proviamo a bussare, senza però trovare risposta. Uno straniero lavora sotto a un tendone manovrando un bobcat bianco con il quale afferra un gigantesco rotolo di tubo da irrigazione. Un anziano signore ci appare  ma non ha per niente voglia di parlare e ci rimanda all’ingresso del complesso dove, a suo dire, ci sarebbe una sorta di portineria.

Prima di arrivarci incontriamo una signora che ovviamente non sa nulla occupandosi solo delle pulizie. In portineria ci informano che la gestione e in mano alla cooperativa 29 Giugno sorta nel 1984 per reinserire i detenuti nella società Chiamiamo il responsabile che ci rimanda a altro momento  impegnatissimo in riunione con altri soci. La sorpresa arriva quando ci accingiamo a uscire e ci ritroviamo sequestrati all’ interno con la sbarra chiusa. Una solerte dipendente dall’ accento straniero si avvicina chiedendoci chi siamo e fa parecchie storia prima di liberarci. Ce ne andiamo sollevati con il pensiero a chi viene deportato qui in attesa di sistemazione migliore. Tutto questo ‘ben di Dio’ per sole duemila euro mese a nucleo familiare. Ovviamente a carico del Campidoglio e dei contribuenti.   

                                                                                                                  (continua)

                                                                                                              Silvio Talarico  

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