Tra le baracche sognando una casa

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L’ondata di gelo che si è abbattuta su Roma ha evidenziato le lacune di un’Amministrazione incapace di prevenire ancor prima di gestire le emergenze. La cosa più grave è che a farne le spese sono sempre le persone più deboli e svantaggiate: due donne sono morte per il freddo, una di 78 anni alla stazione Termini “colpevole” di non avere una casa. L’altra di 66 anni a Palestrina, che la casa ce l’aveva ma tanto fatiscente da non consentire il riscaldamento necessario a sopravvivere.

Cinque Giorni aveva avviato pochi giorni fa un’inchiesta sull’emergenza abitativa a Roma, prendendo spunto da una trasmissione, “Tracce”, forse non a caso andata in onda in orari notturni su Rai 2 (“Cerca casa Bamboccione” comunque si può rivedere andando sull’archivio del sito internet della RAI). Una delle situazioni abitative più drammatiche descritte da questo programma riguardava gli occupanti del Cinema Maestoso, poi sfrattati e trasferiti in un camping sulla Colombo, in zona Malafede, fuori dal Raccordo Anulare. Alcuni di loro si vergognavano a tal punto di quella sistemazione da raccontare ai propri figli che erano stati portati lì a fare una vacanza. Vacanza durata ben poco. Infatti, subito dopo l’articolo di “Cinque”, pubblicato la scorsa settimana, è arrivata la bufera di neve e la maggior parte delle famiglie ospitate nel camping “Fabolous” si è trovata in una situazione difficile a tal punto da appellarsi alla protezione civile. Così tra sabato e domenica sono stati prelevati e trasferiti in altre strutture a disposizione del Comune. Siamo quindi tornati sul posto per capire cosa fosse realmente accaduto.

Fa un freddo cane e in portineria ci chiedono di richiudere subito la porta. Una ragazza dall’accento straniero ci prega di attendere il responsabile che si occupa dell’assistenza ai senza casa per conto della cooperativa Eriches 29, una società parallela alla coop 29 Giugno da noi citata nel precedente articolo. Il responsabile (Tiberio Sciscio, dipendente del direttore Bolla) si presenta dopo tre quarti d’ora e ci conduce alle baracche attraverso un percorso tortuoso nel camping. Oltrepassiamo una tendopoli sferzata da un freddo polare e finalmente arriviamo alla zona delle baracche destinate ai senza casa del Comune. Sciscio prova a bussare, ma nessuno risponde e così spiega che un gruppo facente capo ad Action ha colto l’occasione della nevicata per chiamare la protezione civile e andare via da lì, mentre altre famiglie hanno deciso di restare. Chiediamo quante siano le famiglie ospitate lì: «Tredici – risponde Sciscio – una decina sono andate via, mentre tre hanno deciso di rimanere qui». Armeggia col telefono e dopo poco ci fa parlare con due di quelli che sono rimasti. Uno è un italiano (tal Mastrorosa) sfrattato dagli alloggi messi in vendita dalle Poste: «Le Poste hanno ceduto a un’altra società che mi ha chiesto più di mille euro al mese per meno di 50mq; ho resistito un anno poi non ce l’ho fatta a pagare e mi hanno sfrattato con la Polizia». Continua Mastrorosa: «Mia moglie lavora con la Capodarco al Recup, e prenota visite e analisi nelle strutture convenzionate; io sono un ex ambulante, invalido: abbiamo deciso di restare qui perché ci siamo trovati bene, anche se la sera fa freddo perché questo cavolo di condizionatore non funziona». Poi arriva anche Hachemi, straniero: «Lavoro in un albergo del centro e ogni mattina porto i miei due figli di 7 e 11 anni a scuola in zona S. Giovanni; mia moglie poi parte da qui con l’autobus e li va a riprendere». Quando gli si chiede cosa proverebbe se un giorno qualcuno gli assegnasse una casa vera, lui risponde: «Sarebbe bellissimo, ma per ora è solo un miraggio». Chissà se lui lo sa che il Comune per ospitarlo in quelle baracche paga oltre 2000 euro al mese, e che li continua a pagare nonostante lo sgombero. Con quella cifra un cittadino normale si potrebbe permettere un bell’appartamento di lusso forse anche al Centro.

Continua

 

Silvio Talarico