Albano : Bancarotta fraudolenta , evasione per 38 milioni

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Un crack finanziario da quasi cinquanta milioni di euro. È l’ammontare di quanto “truffato” da un’impresa edile con sede ad Albano nel corso degli ultimi quattro anni, quelli sui quali si è “allungato” l’occhio vigile della compagnia della guardia di finanza di Velletri capitanata da Roberto Pollari. La cifra è la somma risultante dalla materia imponibile sottratta a tassazione ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap (durante il periodo di operatività della società)pari ad oltre trentotto milioni di euro ai quali vanno aggiunti i circa dieci milioni di Iva evasa.

Due persone di circa cinquant’anni, un amministratore “prestanome” residente ad Albano e quello effettivo residente a Velletri, sono state denunciate e dovranno rispondere dei reati di bancarotta fraudolenta, nonché di omessa ed infedele presentazione della dichiarazione dei redditi, dell’Iva e dell’Irap. Il provvedimento, come ha spiegato lo stesso capitano Pollari, è stato “limitato” alla denuncia perché allo stato attuale non sussiste pericolo di fuga né di inquinamento delle prove.

La complessa indagine delle fiamme gialle è durata oltre quattro mesi: l’inter-vento dei finanzieri di Velletri, su input del comando provinciale di Roma, ha praticamente “salvato” molti creditori dell’azienda edile che aveva un’attività notevole nell’area dei Castelli Romani dove aveva acquisito una grande notorietà, ma che riusciva a “strappare” qualche contratto anche in altre zone della provincia di Roma.

Gli elementi raccolti dai finanzieri di Velletri, infatti, hanno permesso successivamente al magistrato interessato di richiedere al tribunale veliterno il fallimento della società, cautelando così la parte del patrimonio non interessata dalle operazioni distrattive. La procedura di fallimento è tuttora incorso, mentre ovviamente è stata bloccata l’attività dell’azienda edile. Gli uomini della compagnia di Velletri, oltre a rilevare i comportamenti fiscalmente irregolari di cui si parlava in precedenza, si sono imbattute in movimenti economicamente non giustificabili, sintomatici della volontà di depauperare il patrimonio della società svuotandolo di gran parte dei suoi principali beni immobili e mobili allo scopo di evitare le conseguenze di un imminente fallimento e di sottrarsi, in questa maniera, al pagamento delle imposte.

La presenza di un “dominus” occulto, l’uomo di Velletri, che gestiva di fatto la società affiancando l’amministratore “apparente” ha fatto il resto, consigliando ai finanzieri di approfondire la situazione. Il successivo esame delle fiamme gialle sui conti correnti intestati alla società ed ai suoi soci ha confermato i sospetti degli investigatori rendendo completo il quadro, la cui ricostruzione è risultata complessa anche a causa della mancanza di scritture contabili.