Strade groviera nella capitale

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Sono più di cento le buche che si posso contare nel parcheggio di Ponte Mammolo, nel Municipio V. A fare le spese di questo scenario sono gli automobilisti, motociclisti e pedoni. E non solo di quel quartiere. In via Prenestina, la carreggiata viene rattoppata a intervalli regolari senza risolvere il riformarsi delle buche.

La situazione è la stessa in ogni quadrante della città. Nel Municipio XX a Labaro, sabato scorso i residenti hanno addirittura spento le candeline con tanto di torta in via Comparini dove sorge "la madre di tutte le buche", una voragine aperta ormai da due anni. In via Tarcento, zona Collatino, il 7 febbraio scorso il marciapiede che corre davanti a un palazzo ha ceduto a causa di un'infiltrazione d'acqua e le famiglie dello stabile sono state evacuate. In via Columella, al Quadraro, esiste dal 2010 un enorme buco che ha ingoiato alcuni pali della luce e un albero. Nel Municipio IV fanno spavento le condizioni di via San Leo, di via Cliturno e del viadotto Gronchi. Non va meglio nemmeno tra il Quinto e l'Ottavo dove via della Rustica, via Dameta e via Turano sono percorse da numerosi crateri. Nel 2011 cinque automobili sono rimasti coinvolti in "sinistri da buca" a via Orlando, viale Etiopia, via dei Promontori, via Mantegna e via di San Michele.

La gestione della manutenzione delle strade è ripartita tra Comune e Municipi. Le gare d'appalto degli ultimi anni si sono quasi sempre svolte al massimo ribasso, un metodo per pagare a prezzi elevati una qualità scadente. Da anni infatti le buche della Capitale sono trattate "a bitume". Si passa uno strato di asfalto e dopo una settimana la voragine è di nuovo lì.  

Vincenzo Nastasi