Maricica, Burtone: “L’ho colpita per reazione, avevo paura”

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“L’ho colpita con una manata perché avevo paura che lei, o qualche suo conoscente, mi potesse fare del male". Così Alessio Burtone, il 22enne accusato di aver provocato la morte dell'infermiera romena Maricica Hahaianu, colpendola con un pugno al volto l’otto ottobre 2010 alla stazione della metropolitana della linea A di Anagnina al culmine di una lite. La donna morì una settimana dopo al Policlinico Casilino.

Il ragazzo, che è ancora detenuto, ha ricostruito l’accaduto rispondendo alle domande del pm e delle parti nel corso del processo che lo vede sul banco degli imputati davanti alla I Corte d'Assise. Il giovane, che nel giudizio è assistito dagli avvocati Fabrizio Gallo e Gian Antonio Minghelli, in sostanza ha affermato che il suo gesto è stata una reazione di paura. “Ero in fila per comprare le sigarette in un bar, davanti a me c’era solo un’altra persona – ha raccontato – quando la signora Maricica si è intromessa superandomi. Le ho fatto notare che in fila c’ero prima io e lei mi ha risposto in malo modo, offendendomi. Mi disse ‘mi fai schifo, porco italiano’. Allora io mi mi limitai a replicarle che a casa mia le code si rispettano”.

Usciti dal locale la donna l’avrebbe seguito continuando “a provocarlo e colpendolo – ha detto – con degli schiaffi al volto. Mi volevo allontanare, volevo tornarmene a casa ma la signora ha continuato a seguirmi. Ad un tratto, dopo aver percorso circa 70 metri, ci siamo fermati e mi ha sputato in faccia, io ho reagito facendo altrettanto. Lei quindi, dopo avermi detto ‘ti faccio uscire il sangue dagli occhi’, ha messo una mano in tasca. Io per paura che potesse farmi qualcosa l’ho colpita con una manata al volto. Poi è caduta a terra, ma io ricordo di averla vista muoversi mentre era sdraiata sul pavimento”. Prima dell’interrogatorio del giovane è stato proiettato in Aula il video in cui le telecamere a circuito chiuso della metro riprendono momenti della discussione e il colpo inferto alla donna da Burtone.