Residui bellici, un conto aperto ancora da pagare

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Bombe a caro prezzo. Nel territorio di Anzio, a circa 70 anni dal termine della seconda guerra mondiale, ancora si paga il prezzo del conflitto, che ha lasciato tracce indelebili nella memoria dei cittadini, ma anche nelle tasche dei contribuenti. Nella zona di Padiglione, dove dovrebbe sorgere la nuova Città artigiana, anche di recente l’Amministrazione comunale ha dovuto deliberare una spesa di oltre 70mila euro per le operazioni di bonifica degli ordigni bellici tornati alla luce.

Un’operazione necessaria considerati i lavori di scavo della zona, anche per garantire la sicurezza dei cittadini, ma di certo alcune cifre hanno lasciato basiti molti cittadini. Nella delibera di spesa si fa riferimento anche ad un transennamento dell’area dove erano presenti gli ordigni e alla presenza di un servizio di vigilanza, attività affidate con “somma urgenza” alla stessa ditta incaricata della bonifica, un’azienda della provincia di Caserta , chissà perché non una società della zona. Il tutto per un totale superiore agli 83mila euro, predisposti immediatamente sempre in virtù della “somma urgenza”.

«Mi sembra davvero un esborso eccessivo- ha riferito Antonio C, ingegnere ambientale-. Con la stessa cifra si poteva bonificare gran parte della città e non solo un quartiere, per non parlare dei soldi che potrebbero essere investiti nei servizi sociali e nel rilancio della città. Non è la prima volta che assistiamo inermi a finanziamenti così repentini e cospicui, basti pensare alla nuova pista ciclabile realizzata al quartiere Zodiaco, per la quale sono stati investiti circa 200mila euro di soldi pubblici, quando con la metà si poteva non solo dare vita alla pista, ma risistemare anche gran parte della zona, dove il degrado regna incontrastato. In un momento cos’ delicato per l’economia locale e nazionale, certi sprechi non sono più tollerabili». Sarebbe da augurarsi che non ci siano più bombe nel sottosuolo, onde evitare altre somme urgenze.

Marcello Bartoli