Siarco, la sommossa dei lavoratori

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Crisi del lavoro a Pomezia, avanti un’altra. In queste ore sta esplodendo in tutta la sua drammaticità la situazione vissuta dai 52 dipendenti della Siarco, azienda di refrigerazione industriale con sede a Pomezia dal 1968, che vanta collaborazioni a livello ferroviario (con Trenitalia), militare e nelle grandi aziende di telecomunicazioni. Una società con commesse milionarie, ma che, da un paio di anni, mette regolarmente in cassa integrazione i suoi lavoratori dichiarando uno stato di crisi economica duramente contestato dai dipendenti, che ieri, per la prima volta, hanno deciso di scioperare bloccando la produzione.

«Da quando, all’inizio del 2004, la società ha ceduto il 51% delle sue azioni al Gruppo Zanotti, un’azienda di Mantova specializzata in refrigerazione fissa e mobile, le cose per noi sono andate sempre peggiorando a causa di quella che noi riteniamo una cattiva gestione di cassa. Nonostante le numerose commesse l’azienda dichiara infatti di essere in crisi. Ma noi possiamo dimostrare che, solo per il periodo marzo aprile, abbiamo un portafoglio ordini pari a 1 milione e 300 mila euro». Portafogli che, vista la stagione, può solo migliorare. «L’unico periodo in cui si può avere un leggero calo di ordinativi è quello di inizio inverno, ma così non è stato: il nostro è un comparto in piena attività, ma nonostante questo da ormai 6 mesi non riceviamo più i buoni pasto, i premi di produzione e di risultato sono stati congelati, gli stipendi vengono pagati con notevole ritardo e frazionati, mentre le quote destinate ai fondi, nonostante ci vengano detratte dalla busta paga, pare non vengano versate».

Accuse gravissime. «Che però non possiamo neanche fare – proseguono i dipendenti davanti ai cancelli dello stabilimento di via di Vaccareccia – perché appena qualcuno prova a protestare viene “punito” attraverso la cassa integrazione. È dal 2009 che molti di noi hanno dovuto sottostare prima a due anni di cassa ordinaria, poi ad uno di CGIS. Ma quello che contestiamo, oltre al fatto che non è vera la crisi economica, è la modalità di scelta del personale da mettere in cassa integrazione, che non segue alcuna logica lavorativa od organizzativa. Inoltre, il ricorso agli ammortizzatori sociali non è stato mai concordato con le organizzazioni sindacali». «Da due mesi – ha aggiunto un impiegato – sono state messe in cassa integrazione 12 persone sulle 52 totali: peccato che all’Inps questo non risulti e che nessuna di queste persone sia riuscita a prendere un solo centesimo di stipendio in tutto questo tempo. A me, che evidentemente dò particolarmente fastidio, è stato proposto un trasferimento a Modena, dove ha sede la Zanotti: ma, a giudizio dei miei legali, si tratta di un provvedimento illecito, visto che per i lavoratori con più di 50 anni di età il trasferimento è consentito solo in casi specifici e straordinari. Ma non è questo il caso».

Maria Corrao

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