Pestaggio gay all’Alpheus, aggressore riconosciuto in aula dalla vittima

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Era stato convocato come testimone in un processo che vede imputati tre “colleghi” buttafuori, accusati di aver aggredito un ragazzo omosessuale all’Alpheus, noto locale all’Ostiense, ma è stato riconosciuto e accusato anche lui del pestaggio.

Antonio M. è stato infatti individuato in aula proprio vittima dell’aggressione, che lo ha riconosciuto per il suo aspetto fisico e in particolare per la presenza di un neo su una guancia e per la calvizie.

Il presidente del collegio ha quindi sospeso la testimonianza dell’uomo informandolo di essere diventato “indiziato di reato”, aggiornando l’udienza a nuova data per permettere ad Antonio di ritornare assistito da un avvocato.

I fatti risalgono al 25 gennaio 2009 quando i tre buttafuori, che all’epoca lavoravano all’Apheus, Veacesalv Vieru, Davide Ciota e Fabrizio Fortunati (quest’ultimo è risultato essere titolare dell’agenzia di security e responsabile delle casse per pagare l’accesso alla discoteca) “in concorso tra loro e con altri soggetti rimasti ignoti” avrebbero cagionato ad un avventore del locale lesioni “giudicate guaribili in 30 giorni, con un indebolimento permanente dell’organo della masticazione e con uno sfregio permanente del viso, colpendolo ripetutamente con calci e pugni in varie parti del corpo”. Secondo quanto denunciato dall’uomo, i tre imputati, dopo averlo pesantemente insultato per la sua omosessualità, lo avrebbero picchiato prima nel privè del locale e poi all’estero, colpendolo con calci e pugni, procurandogli la rottura del braccio destro, di un dente, di due costole, tagli sulla testa e sul labbro. Lesioni che gli avrebbero determinato un’invalidità permanente sia al braccio che all’apparato respiratorio. Prima dell’audizione di Antonio, sono comparsi davanti al tribunale il compagno della parte offesa e un’altra persona che si trovava all’Alpheus quella sera: entrambi hanno in sostanza confermato la versione dell’accusa.