Amianto romano

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Bambini che mangiano in locali contenenti eternit, case popolari piene di amianto e capannoni abbandonati che conservano ancora ingenti quantità del cemento killer. E’ questa la situazione amianto a Roma, a vent’anni esatti dall’approvazione della prima legge che ha messo al bando la sua produzione e il suo utilizzo in Italia.

Nel Lazio, il primo piano di realizzazione di una mappatura dei siti a rischio, cui dovrebbe seguire l’intervento di bonifica, è stato approvato nel 2007 ma, ancora oggi, non risultano intraprese azioni di ampio raggio. Ecco perché, ad esempio, una scuola primaria del quartiere San Paolo, la Leonardo Da Vinci, è da mesi in condizioni di emergenza. Un padiglione è stato completamente chiuso a causa della presenza di amianto sgretolato, mentre i bambini continuano a mangiare in un locale dove, sotto il pavimento, sono ancora presenti tracce di eternit. «Non possiamo utilizzare i laboratori – ci dice Francesca, responsabile dell’istituto – perché tutte le aree che dedicavamo all’informatica, all’insegnamento di sostegno e all’educazione motoria sono ricomprese nel padiglione sigillato per la presenza di amianto. I bambini invece, dopo la chiusura della mensa, mangiano oggi in un locale il cui pavimento, ricoperto con uno strato di linoleum, presenta ancora tracce di eternit».

La situazione della Leonardo Da Vinci è però solo uno degli esempi di tanti edifici pubblici che ancora oggi sono a rischio. Secondo dati del ministero infatti, si parla di 1.175 strutture contenenti 2.907 tonnellate di eternit. Tra queste, le case popolari Ater di Torre Gaia. Gli stabili, alcuni acquistati a titolo definitivo dagli inquilini, altre ancora di proprietà dell’ente, presentano ancora ingenti quantità di eternit localizzato nelle tettoie. Analoga la situazione al parco della Cellulosa, un’area in zona Casalotti che solo recentemente ha visto concretizzarsi le operazioni di acquisizione da parte del Comune che potrà dunque procedere ai lavori bonifica.Nel quadrante est della Capitale, nemmeno la via Prenestina fa eccezione. A via dell’Omo infatti sono presenti una quantità spropositata di capannoni e vecchi stabilimenti abbandonati, la cui pericolosità è stata accertata anche dal Cnr. Da ricordare poi, plessi scolastici la cui bonifica è avvenuta solo qualche mese fa. Tra questi, la scuola Enrico Toti al Pigneto, la Ronconi, la cui sede al Villaggio Olimpico aveva visto la chiusura di intere aree e la Contardo Ferrini, tutte primarie o secondarie. Alla fine dello scorso anno poi, un piano di investimenti della Provincia ha consentito di programmare interventi in vari licei romani, tra cui l’Orazio in zona Talenti. Una situazione generalizzata dunque quella presente a Roma, i cui dati, oltre che dal ministero, arrivano anche dai risultati della prima fase del piano regionale di lotta all’amianto, l’unica finora ad essere stata completata. Lo scorso anno, il team di mappatura coordinato dal dottor Fulvio Cavariani, ha messo insieme uno screening delle aree contenenti eternit della Regione, evidenziando alcuni dati preoccupanti. Innanzitutto, come era preventivabile, l’area romana è quella che vede la più alta concentrazione di siti a rischio.

Quel che preoccupa di più è però la noncuranza che molto spesso contraddistingue gli enti gestori degli edifici interrogati, tutti pubblici o aperti al pubblico. Basti pensare che delle 27.382 richieste inviate, il team di mappatura ha ricevuto risposta solo nel 4,4% dei casi. Ciò significa che tra enti pubblici, partiti politici, luoghi di culto, ferrovie e uffici vari, ad oggi vi è una stima che definire per difetto è dire poco. In particolare poi, lo studio ha evidenziato degli indici di pericolosità abbastanza preoccupanti. Si calcola infatti che in una scuola romana sia presente oltre una tonnellata di materiale contenete amianto che però, per dovere di cronaca, è tutto materiale compatto ossia con una pericolosità minore. Di amianto friabile, quello realmente nocivo per la salute, si trovano invece tracce ad alta pericolosità in molti locali della Ausl Roma C. A completare il quadro delle “maglie nere” poi, alcune banche ed esercizi commerciali.

Vincenzo Nastasi