Scompare Miriam Mafai, l\’impegno civile al primo posto

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Miriam Mafai, morta ieri a Roma, è stata personaggio a più sfaccettature: militante antifascista negli anni della Resistenza, femminista ante litteram, giornalista prima nei giornali vicini al Pci nel dopoguerra (“Paese Sera” in particolare), poi nel gennaio 1976 tra i fondatori di “Repubblica” che non avrebbe più lasciato; militante tutta d'un pezzo negli anni del Pci in cui era legata sentimentalmente a Giancarlo Pajetta. Infine convinta “svoltista” nel 1991 quando Achille Occhetto cambiò nome e simbolo al vecchio partito e poi demolitrice di tutte le antiche certezze politiche a favore di una sinistra riformista in grado di governare e di essere in sintonia con la maggioranza degli italiani.

Figlia di due pittori e scultori molto noti e fondatori di una scuola pittorica romana, Mario Mafai e Antonietta Raphael, Miriam era nata a Firenze il 2 febbraio 1926. Non ancora ventenne, era già staffetta partigiana. Nel 1982 inizia la sua relazione con Pajetta, da qui la nomea di “ragazza rossa” perchè il suo compagno aveva titolato la propria autobiografia “Il ragazzo rosso”. La loro relazione durerà fino al 1990, quando Pajetta muore prima che si sia conclusa l'eclissi del Pci. Dal 1958 Mafai fa parte della redazione romana de “l'Unita”'. Dal 1965 dirige “Noi donne”, il giornale dell'Udi (Unione donne italiane). Poi entra nella redazione di “Paese Sera”, il quotidiano romano del pomeriggio. Presiede la federazione nazionale della Stampa dal 1983 al 1985. È stata anche deputata del Pds dal 1994 al 1995. Infine, l'approdo a “Repubblica” dove, con la sua attività di giornalista attenta ai mutamenti sociali e di costume, ha promosso tante iniziative a favore dell'impegno civile e dell'emancipazione delle donne. Scrive questa mattina Eugenio Scalfari sul giornale da lui fondato di quando, nel 1975, ricevette una telefonata della Mafai con la quale si candidava a entrare nel nuovo quotidiano di cui si stava formando la redazione: “Ci siamo subito dati del tu. Mi disse: «Del giornale che vuoi fare so già qual è il tuo progetto, il resto lo conoscerò mentre lavoreremo»… Lei era fatta così, era una donna decisa”. Scalfari ricorda inoltre la grave perdita per “Repubblica”: “Se ne va nello stesso arco di pochi mesi in cui l'hanno preceduta D'Avanzo, Tutino e Bocca”. Il presidente Giorgio Napolitano la ricorda con un articolo su “Repubblica”: “Lo spirito critico con cui aveva ripercorso le sue scelte ideali era parte di un temperamento morale alieno da convenzionalismi e faziosità. Nel ricordare la schietta amicizia che ci ha così a lungo legati, mi resta vivissima l'immagine della sua umanità appassionata, affettuosa ed aperta”.

Miriam Mafai è stata autrice di molti libri, tra cui: “Lungo freddo”, la biografia di Bruno Potecorvo; “Dimenticare Berlinguer”; “Botteghe oscure addio”; “L'uomo che sognava la lotta armate”, la biografia di Pietro Secchia; “Il silenzio dei comunisti” (un dialogo con Vittorio Foa e Alfredo Reichlin); “La mia professione”, un ripercorrere i diritti e i doveri del giornalismo moderno.

La commemorazione di Miriam Mafai si svolgerà domani alle 12 a Roma, nella sala delle Protomoteca in Campidoglio. Alle 15.30 di oggi verrà intanto aperta la camera ardente. Molti i messaggi di cordoglio giunti alla famiglia da tutto il mondo istituzionale e politico. (asca)

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