Via Poma, Busco a giudici: sono innocente, volevo bene a Simonetta

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"Sono a vostra disposizione e ho bisogno di dirvi che volevo bene a Simonetta". Queste le parole di Raniero Busco nel corso delle dichiarazioni spontanee che ha rilasciato ai giudici della I Corte d'Appello. Busco è accusato di aver ucciso l'ex fidanzata Simonetta Cesaroni il 7 agosto 1990 in via Poma. "Naturalmente non so come sarebbe finita la nostra storia ma non ho mai pensato di farle del male – ha detto – Quando ho saputo della sua morte ho provato lo stesso dolore che ho provato quando ho perso mio padre. Da voi mi aspetto il riconoscimento della mia innocenza".

Parole che non hanno minimamente colpito il pg Alberto Cozzella che, al termine della sua requisitoria, ha chiesto di confermare integralmente la sentenza di condanna a 24 anni emessa in primo grado. Il magistrato ha chiesto in subordine ai giudici della I Corte d'Appello di riaprire l'istruttoria dibattimentale e procedere alla svolgimento di una nuova perizia. Nella lunga requisitoria, durata circa tre ore, Cozzella ha toccato tutti i punti nevralgici al centro della vicenda giudiziaria che ha definito “atroce”. Il magistrato ha cercato di smontare la tesi del perito nominato dalla Corte per far luce sulla morte di Simonetta Cesaroni, l'anatomopatologo dell'università di Chieti Corrado Cipolla D'Abruzzo, secondo il quale la lesione sul capezzolo sinistro della ragazza non sarebbe un morso. Nessun dubbio invece, per il pg, che quella ferita sia un morso infertole dall'allora fidanzato proprio al momento del delitto, così come emerge dalla stessa tipologia di croste ematiche presenti sulle altre ferite riscontrate sul cadavere. Busco era un giovane violento che conosceva il posto di lavoro in via Poma e che ha ucciso Simonetta esasperato per le continue richieste di amore che la ragazza gli faceva. Inoltre, Busco per tutto il pomeriggio del sette agosto 1990, ha sostenuto il pg, non ha un alibi.

Quanto al morso, nel corso del processo di primo grado, ha detto Cozzella “è stata in discussione la sua attribuibilità e non la natura della ferita. Ora un nuovo consulente, si pone come Napoleone e con disprezzo e distacco respinge quanto asserito in precedenza da emeriti esperti. Tira in ballo tutta l'arca di Noè per dare credito alla sua tesi. Senza umiltà ha portato un attacco virulento a tutte le parti. In questo procedimento ci sono state 317 intercettazioni, 40mila profili genetici contenuti nel datebase del Ris confrontati, 31 prelievi biologici”. Nessun dubbio per Cozzella in merito alla circostanza che il morso sia contestuale al delitto e sia stato dato da Busco: “Non è sostenibile altra tesi – ha detto – Se fosse stato inferto nelle ore o nei giorni antecedenti la cicatrice sarebbe stata diversa e comunque Simonetta ne avrebbe parlato con la madre o la sorella, le quali probabilmente si sarebbero accorte di quella lesione nelle trafelate preparazioni mattutine prima di uscire di casa. Simonetta è stata vittima di un'unica azione omicidiaria”. Quegli altri dna quindi trovati sulla porta e sul telefono nell'ufficio dell'Aiag in via Poma, non riconducibili alla vittima o all'imputato, non sarebbero stati lasciati quel sette agosto. Nessun dubbio neanche sulla presenza di tracce biologiche di Busco sul reggiseno e sul corpetto della ragazza. In conclusione il magistrato ha sostenuto di condividere e fare propria la motivazione della sentenza emessa dalla III Corte d'Assise il 26 gennaio 2011.

 

 

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