Pontile abusivo: sfrattate le canoe

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C’è una bella spada di Damocle che pende sulla testa della Federazione Italiana Canoa Kayak di Castelgandolfo. Il 9 marzo scorso l’Ardis (Agenzia regionale per la difesa del suolo), nel corso di un sopralluogo presso la sede di via dei Pescatori, ha emesso un’ordinanza di ripristino dei luoghi. L’arenile, emerso progressivamente negli anni a causa dell’abbassamento delle acque del lago, infatti, sarebbe stato occupato abusivamente, privo di qualsiasi concessione, da un pontile, l’unico di tutto il bacino, utilizzato per la discesa in acqua.

Già nel 2007 la Regione aveva chiesto il pagamento di 350 mila euro per l’occupazione del suolo nel primo quinquennio (dal 2001 al 2006). Ora l’abbattimento del pontile e un ripristino un po’ improbabile dello status quo – bisognerebbe infatti riportare le acque ai livelli passati – rischiano di compromettere la sopravvivenza stessa della Federazione.

«E’ stato colmato un dislivello di 5 metri per permettere la messa in acqua delle imbarcazioni, riversando centinaia di metri cubi di terra – commenta Giampiero Tofani, dell’associazione sportiva dilettantistica “Brunetti” -, senza autorizzazione alcuna e in una zona Zps e Sic». Tofani, presidente di una delle 4 società canoistiche private della zona, già da tempo aveva inviato una denuncia alla Regione in merito all’occupazione abusiva dell’area. «Il pontile viene utilizzato non solo dagli atleti – commenta Anna Salvatori, della Federazione -, ma anche dai vigili del fuoco e dai carabinieri che altrimenti non avrebbero modo di prestare soccorso». Una situazione a dir poco complicata che mette in serio pericolo l’esercizio di un’attività sportiva, cui il lago è fortemente legato. «Se non si riesce a trovare una soluzione – continua Salvatori – saremo costretti a chiudere il centro, perché non potremmo assicurare ai nostri atleti la discesa in acqua, e Castelgandolfo perderà con esso tutto l’indotto, in termini di posti di lavoro e di presenze, che la Federazione veicola ogni anno». Una possibilità da scongiurare. Almeno sembra essere stato questo l’esito della conferenza dei servizi, tenutasi il 2 maggio scorso, durante la quale tutti i partecipanti, Amministrazione comunale, Regione Lazio, Federazione e Parco dei Castelli romani, si sono impegnati a trovare una soluzione alternativa.

Michela Emili