Crollo all’acquedotto: Empolitana chiusa

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L’acquedotto di epoca romana perde i pezzi. Ieri su via Empolitana chiusa al traffico c’è stato il sopralluogo della Sovrintendenza archeologica che ha valutato i danni e dato le indicazioni necessarie alla riapertura della strada. I disagi per i cittadini non sono mancati, soprattutto perché la via è l’unica che collega importanti centri della Valle dell'Aniene e dell'area Prenestina con Tivoli. Inoltre, da Tivoli l'arteria permette di raggiungere agevolmente l'autostrada A24.

La decisione di vietare al transito l’Empolitana l’- hanno disposta per sicurezza, già da domenica, i vigili del fuoco dopo la caduta di alcuni massi venuti giù dagli archi dell’acquedotto romano. Uno dei quattro costruiti lungo l’Aniene tra Tivoli e Castel Madama tra il 272 a.C., e il 54 d.C.Un film già visto dopo i precedenti crolli del 2008 e del 2001. Nel febbraio dello scorso anno la situazione fu più drammatica dal momento che si staccò un masso di 120 metri cubi. Gli abitanti avvertirono un vero e proprio terremoto, il grosso masso minacciò pure alcune abitazioni e vigili del fuoco e protezione civile dovettero lavorare a lungo per liberare la strada. Già quattro anni fa però si presentò il pericolo crolli, risultato di una manutenzione inesistente. Allora furono puntellate le mura e disposti interventi mai realizzati per mancanza di fondi. Già lo scorso anno il Sopraintendente per i Beni archeologici del Lazio, Marina Sapelli Ragni spiegò così la situazione: «L'evento – disse in una nota – non è altro che uno scivolamento a valle del grande blocco di muratura informe determinato dallo smottamento della zona di terra sottostante a sua volta causato dall'ingente piovosità annuale». In cantiere non mancherebbero i progetti, ma scarseggerebbero le risorse finanziarie. «E' in fase di progettazione – precisò Ragni – un ulteriore intervento di monitoraggio e messa in sicurezza delle murature che, peraltro, a fronte di limitati finanziamenti ministeriali, già assegnati per l'annualità 2011, non potrà ancora rappresentare l'atto conclusivo delle molteplici problematiche presentate dall'antico acquedotto per il quale si auspica e si è richiesto comunque agli Organi Superiori un intervento finanziario adeguato per un restauro di più ampio respiro».

Adriana Aniballi