Donne marchiate a fuoco e messe in palio: 11 arresti

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Erano attirate in Italia da connazionali romeni con la promessa di un lavoro sicuro ma, una volta giunte nel Bel Paese, venivano private dei documenti, intimidite con minacce di morte e poi rivendute ad altri connazionali, marchiate a fuoco con l’iniziale del nome dello sfruttatore o messe in palio come premi nei giochi d’azzardo.

Queste ragazze, principalmente romene appena maggiorenni, giunte in Italia finivano per diventare delle schiave. Approfittando della loro situazione di inferiorità psichica e dell’estrema povertà delle famiglie d’origine, su di loro veniva infatti esercitato un vero e proprio diritto di proprietà privandole della libertà personale e sottoponendole a un costante stato di soggezione psicologica e di coercizione fisica. Tra le vittime c’erano anche una ragazza vinta a dadi e un'altra condannata con "processo zingaro" a prostituirsi perché aveva tradito il marito sfruttatore.

A capo dell’organizzazione criminale una coppia di coniugi rom che circa tre anni fa aveva "comprato" per 10mila euro un tratto di via Aurelia particolarmente redditizio dove far prostituire le ragazze. Marito e moglie, come una sorta di imprenditori, subaffittavano gli spazi ai singoli sfruttatori che pagavano 50 euro al giorno per ogni ragazza. Le giovani che tentavano di ribellarsi venivano maltrattate e costrette a tornare sui loro passi.

A porre fine a questa organizzazione criminale sono stati i carabinieri della compagnia di Tivoli che hanno fermato 11 persone, 3 donne e 8 uomini, con le accuse di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione sulle strade della Capitale, riduzione in schiavitù ed alla tratta di giovani donne di nazionalità romena reclutate nei territori d’origine e avviate alla prostituzione.