Malati di mente, allarme assistenza

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Assistenza psichiatrica precaria, agonia dei dipartimenti di salute mentale, mancanza di risorse e operatori per la cura dei pazienti. Questi i timori che hanno spinto utenti, familiari e operatori a ritrovarsi martedì sotto la sede del Consiglio regionale del Lazio per denunciare le mancate risposte da parte della Regione.

I manifestanti hanno puntato il tiro contro l’assessorato alle politiche sociali, reo a loro dire di mettere a rischio la sopravvivenza dei percorsi di cura, riabilitazione e reintroduzione sociale dei pazienti psichiatrci, chiedendo al contempo l’intervento immediato della Regione. Azione, come dice la responsabile di “Cittadinanzattiva” Milani, che deve espletarsi necessariamente in 5 nodi focali: «In primis l’annullamento delle recenti norme che di fatto interrompono l’erogazione delle provvidenze economiche a valenza terapeutica alle persone con grave sofferenza mentale». Il documento a cui la Milani fa riferimento è la modifica del Regolamento 1/2000, approvata dalla giunta regionale a novembre: «Il nuovo Regolamento esautora le Asl dall'erogazione finale delle provvidenze e assegna ai Comuni capofila dei distretti sanitari e, per Roma, ai Municipi la titolarità, andando a smantellare un collaudato sistema che ha garantito – spiega – agli utenti la realizzazione di tappe evolutive di “restituzione sociale” ad alto significato terapeutico con il recupero di adeguati livelli di autonomia e di qualità di vita, tali da ridurre anche i bisogni assistenziali di natura sanitaria».

Non solo questo, però, nella volontà dei manifestanti, che chiedono alla Regione di autorizzare l’assunzione di personale minimo indispensabile nei dipartimenti di salute mentale per garantire i livelli essenziali di Assistenza, compresa la stabilizzazione del personale precario. «Inoltre desideriamo che si proceda con il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, si garantisca per i Dsm strutture adeguate e si completi il percorso di conversione delle ex Case di Cura Neuropsichiatriche».

Marco Montini