VIGILI DEL FUOCO, QUESTI DIMENTICATI

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Carenza di personale, turnover minimo nelle assunzioni e assoluta insufficienza di uomini e mezzi: i vigili del fuoco si trovano a dover fronteggiare ogni giorno una duplice emergenza, quella del cittadino e quella delle proprie condizioni di lavoro. A Roma, sono 10 le caserme dei vigili del fuoco dislocate sul territorio comunale.

Dal comando centrale di via Genova in centro infatti, l’area metropolitana è coperta dai distaccamenti dei pompieri dall’Eur a La Rustica, passando per il distaccamento Nomentano di via Romagnoli fino ai quartieri Prati e Tuscolano. A Roma il territorio da presidiare è imponente, ma sono scarsi i mezzi messi a disposizione di una città che avrebbe bisogno di ben più ingenti risorse. Sono circa 50mila all’anno infatti gli interventi che i vigili del fuoco effettuano su Roma e territori limitrofi a fronte di un numero di effettivi inferiore a 100 unità sull’area romana. La capitale non sarebbe in grado di fronteggiare più di due emergenze alla volta. A ciò si aggiunge che un vigile del fuoco con un’anzianità di servizio di vent’anni guadagna tra i 1300 e i 1400 euro al mese. Per la sua formazione si spendono poco più di due euro all’anno e lavora in costante condizione di stress psicofisico per 365 giorni all’anno a causa della scarsa disponibilità di personale. In mezzo, anche qualche “lavoretto” per rimettere a le carenze strutturali della propria caserma.

«Siamo in costante emergenza – dice Franco, un pompiere in servizio a Roma – al punto che, vista la carenza di personale, dobbiamo sopperire abbassando la qualità del nostro servizio». Oltre agli uomini però, la crisi ha investito anche i mezzi. Le Aps, le classiche autovetture che si vedono sfrecciare a sirene spiegate quando scoppia un’emergenza, hanno un’età che, per l’80% supera i vent’anni, ma il vero paradosso è che il restante 20% è composto dai mezzi che più di tutti restano fermi in officina pur essendo praticamente nuovi. Il 13 febbraio scorso ad esempio, a causa dell’insufficienza delle autopompe serbatoio, gli uomini del distaccamento Tuscolano I hanno dovuto svolgere le operazioni di soccorso con mezzi di ripiego. Le caserme non sono in condizioni migliori. «Ognuno di noi – dicono – cerca di arrangiarsi come può. Ecco quindi che, quando si ha tempo, si cerca di rimettere a posto gli infissi o le porte». Una situazione di estrema emergenza quella vissuta dai Vigili del Fuoco che comunque, nonostante i tagli, continuano a essere visti sempre come un punto di riferimento dal cittadino. Grazie al sistema di “colonne mobili” infatti, non è raro che gli effettivi in servizio a Roma si trovino catapultati nel giro di pochissime ore in territori ben più lontani. È successo durante il terremoto dell’Aquila quando, nel cuore della notte, decine di pompieri si sono precipitati nel capoluogo abruzzese per effettuare le operazioni di soccorso. Tuttavia, nonostante la grande efficienza di tanti uomini e donne, i tagli a pioggia si ripercuotono sia sul territorio nazionale che sul piano locale. Il prossimo 18 giugno è stato organizzato uno sciopero nazionale di categoria proprio per sensibilizzare cittadini e politici al problema. «Siamo in stato di agitazione da circa un anno e mezzo – spiega infatti il coordinatore romano della Cgil Franco Zelinotti – e abbiamo aperto una vertenza sindacale contro Sindaco e Governo».

La preoccupazione maggiore è per il servizio alla collettività più che per le condizioni personali del singolo lavoratore: «Se lo scorso anno abbiamo diminuito il numero di interventi – prosegue Zelinotti – è perché c’è stato un preciso input della dirigenza. Oggi il cittadino che rimane fuori di casa è costretto a chiamare il fabbro oppure a pagare un intervento che, qualche anno fa, avremmo portato a termine gratuitamente. Il fatto poi che non si investa sulla formazione e che in molti di noi siano prossimi alla pensione, non può che far scadere la qualità del nostro lavoro».

Vincenzo Nastasi