INCUBO CRAVATTARI

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Imprenditori in difficoltà, ma anche pensionati che stentano a tirare avanti fino alla fine del mese, giovani che hanno perso il lavoro, persone costrette a spese esorbitanti per le cure mediche: sono decine, almeno 40 o 50, le persone che nella capitale sono cadute nella rete dei 5 "cravattari" arrestati dai carabinieri con l'accusa di aver spinto un imprenditore a minacciare il suicidio perché non più in grado di sostenere la morsa dell'usura.

E' questo il convincimento dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia e della compagnia di Monterotondo che hanno portato a termine l'operazione e che, dal comando provinciale dei carabinieri di Roma, lanciano un appello, rivolto proprio a queste vittime: "Denunciateli", in cambio del supporto delle forze dell'ordine. I militari hanno stretto il cerchio sui cinque, non riuniti in un'organizzazione dedita all'usura, ma strozzini che operavano "in proprio", dopo che un imprenditore domiciliato a Capena e con un'attività nel settore dell'abbigliamento a Roma, strozzato con interessi fino al 10 per cento mensile, ha trovato la forza di rivolgersi a loro. Nell'inverno scorso confidò ad un amico di voler farla finita: togliersi la vita con un colpo di pistola perché non sosteneva più il peso dei debiti con gli usurai: 210mila euro ricevuti in varie tranche dai 5 cravattari che lo avevano portato ad un'esposizione complessiva di circa 900mila euro. Solo l'intervento dei carabinieri della compagnia di Monterotondo l'avevano atto desistere dall'intento suicida. Da allora la collaborazione con le forze dell'ordine e le indagini che hanno portato all'emissione delle misure cautelari in carcere per i cinque.

Si chiama "Il conte" l'operazione condotta dai carabinieri. Lo stesso nome che gli usurai utilizzavano per indicare l'imprenditore di Capena. In parte per iniziali problemi di natura fiscale, poi soprattutto per necessità di disponibilità di denaro per investire nella sua attività, l'uomo era entrato nel giro dell'usura. Gli arrestati, italiani tra i 48 e i 60 anni di Ostia, Torrevecchia, Casalotti e Rocca Priora, tre dei quali con precedenti specifici, non si limitavano a riscuotere il credito a interessi dal 7 al 10 per cento che vantavano: c'è chi è arrivato a minacciarlo di morte pistola in mano, chi si era fatto intestare il 50% delle quote azionarie della sua società, chi aveva ottenuto come garanzia un preliminare su alcuni immobili della vittima, chi si era fatto consegnare una ventina di orologi da collezione, chi due quadri di valore. Tanto che i capi di imputazione a loro carico vanno da usura pluriaggravata, ad estorsione e detenzione di armi. Un "pressing" sulla vittima che era giunto ad uno stato di angoscia tale da pensare di farla finita e non riuscire in molte occasioni a non ricordare nemmeno quanto, a chi e quando dovesse corrispondere il dovuto. Nel corso dell'operazione i carabinieri hanno ritrovato i libri mastri della contabilità di alcuni degli arrestati. Che, in qualche caso, si sono giustificati quali "benefattori", perché davano una mano a risolvere i problemi di chi si rivolgeva a loro.