NODO DISCARICHE : TUTTO DA RIFARE

0
28

Aveva resistito alle proteste e all'opposizione degli enti locali, ma non ha potuto niente contro il netto rifiuto di quattro ministri. E così sono scattate le dimissioni. E' finita così l'esperienza del commissario per l'emergenza dei rifiuti della provincia di Roma Giuseppe Pecoraro. Si tratta dell'ultimo colpo di scena della vicenda, ormai triste e nota, di Corcolle. Un vero fulmine a ciel sereno dopo le dichiarazioni di due giorni fa alla stampa, in cui si tracciava la road map per l'apertura del sito Prenestino. Pecoraro era rimasto "sordo" in quell'occasione pure alle minacce di dimissioni del ministro Ornaghi. Voci di corridoio parlano di una resa dei conti messa in atto dall'altro ministro, quello all'Ambiente, Corrado Clini, che ieri prima del Consiglio dei Ministri ha incontrato Monti, Ornaghi e Catricalà. Poi, a seguito della riunione dell’esecutivo, è arrivata la comunicazione ufficiale. «Con nota di ieri, il prefetto Giuseppe Pecoraro ha ritenuto di confermare le sue dimissioni dall’incarico di Commissario delegato per il superamento dell’emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. Il Consiglio dei Ministri dà atto al commissario di aver agito con assoluta correttezza, nel rispetto delle procedure, e con lodevole impegno personale. Considerando l’estrema urgenza di procedere all’individuazione del sito della discarica necessaria a dare soluzione al problema della gestione del ciclo integrato dei rifiuti della Capitale, il Consiglio dei Ministri ha deciso di conferire l’incarico al Prefetto Goffredo Sottile. Il Consiglio ha peraltro condiviso le considerazioni del ministro dell’Ambiente Corrado Clini che ha messo in evidenza la responsabilità cronica delle Amministrazioni competenti non in grado di assumere decisioni adeguate e misure efficaci ad assicurare il rispetto delle direttive europee e delle leggi nazionali in materia di gestione dei rifiuti». Parole che lasciano trasparire un certo nervosismo da Palazzo Chigi. E come dargli torto dopo un anno di tira e molla, incontri e rilievi su rilievi. Oggi per la sesta volta consecutiva, se abbiamo fatto bene i conti, si riparte dai sette, anzi sei, siti indicati dalla Regione. Ma oggi la Polverini sembra meno «collaborativa» che in passato. Non ha accettato per niente l'ennesima bocciatura del sito da lei proposto e lo ha dimostrato a Monti in una lettera inviata ieri. «La Regione non metterà più bocca sui siti. Ci auguriamo che coloro che hanno la responsabilita' diretta, a cominciare dal sindaco di Roma, vogliano dare un contributo per l'individuazione del sito» – ha detto ieri la governatrice. «La Regione adesso fara' un ragionamento per capire se e' opportuno che mantenga i poteri di surroga rispetto al Comune di Roma. Non sono disponibile a firmare la proroga di Malagrotta – ha aggiunto – e, soprattutto, non sono disponibile ad andare verso una soluzione che mantenga un monopolio privato in questa citta». Il riferimento implicito è al magnate Cerroni, proprietario di Malagrotta, che ora sfrega le mani visto che dei sei siti rimasti la metà sono i suoi.

 

Per Alemanno si può giungere in una settimana a una decisione, purchè non si tocchino i confini di Roma Capitale. «Tutti devono essere consapevoli che quella di Roma è una realtà particolare. Non si può pensare che una discarica debba essere necessariamente collocata entro i confini del nostro Comune». «Ora mi auguro che davvero si volti pagina – ha controbattuto il presidente della Provincia Nicola Zingaretti – non solo sul tema discarica ma soprattutto su un ciclo moderno e innovativo della gestione dei rifiuti nella Capitale.

Noi non abbiamo alcuna competenza in questo ma per quello che sara' di nostra competenza nei Comuni intorno alla Capitale e in quelli che conferiscono a Malagrotta faremo ovviamente il nostro dovere». Si torna dunque punto a capo, con l'amara consapevelezza di non avere fatto forse a pieno il proprio lavoro. Difficile ora dare un'indicazione per il dopo Corcolle. Se i calcoli del prefetto su Pian dell'Olmo erano sbagliati si potrebbe ripartire da lì, anche perchè è l'unico sito su cui Provincia e Campidoglio sono d'accordo. Peccato che però, a come sembra, gli spazi a disposizione non sono sufficienti a coprire l'intera emergenza. E allora si potrebbe ritornare sulle aree militari, ad eccezione di Monte Carnevale, per non creare un altro caso Corcolle. Il dito è puntato su Allumiere e non a caso ieri l'ex sottosegretario Giro ha messo le mani avanti. «Il comprensorio di Allumiere- Tolfa-Civitavecchia e Santa Marinella é uno dei più belli e preziosi del Lazio – ha detto- e sarebbe un errore colossale scavarci lì dentro una discarica per i rifiuti di Roma. Questo territorio ha già pagato abbastanza con la conversione a carbone della Centrale Enel».