RADIO LIBERE, frequenze che resistono

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"Amo la radio perchè arriva alla gente. Se una radio è libera, ma libera veramente, piace ancor di più perché libera la mente". Questo il canto libero, targato anni ’70, di Eugenio Finardi, una sorta di dichiarazione d’amore alla radiofonia indipendente, che sorse all’indomani di quella rivoluzionaria sentenza della Corte Costituzionale, che di fatto disse addio alla monopolio Rai e diede il là alla conquista delle frequenze da parte di centinaia di radio libere. In Italia e soprattutto a Roma. Radio nate per sostenere battaglie sociali e politiche, senza concetto del lucro e fondate sull’autofinanziamento.

Cosa è rimasto nella Capitale di tutto ciò? Come si sono evolute (o involute) le radio libere? Al giorno d’oggi, purtroppo, il panorama è quanto mai scarno, tant’è che le radio libere si contano sulle dita di una mano. Di certo la società è cambiata, la congiuntura economica non aiuta e mettere su una radio ha costi stratosferici. Inoltre, dagli anni ’90 è cambiatA la tipologia di mercato: molteplici le radio private, che supportate da un editore, hanno invaso l’etere puntando sulla pubblicità quale anima del commercio. Definendo d’altronde quella che è la realtà romana oggi: radio, alcune di buona qualità, ma lontane dal concetto puro di radio libera Anni ‘70. Nonostante ciò le radio libere capitolino tentano ancora di resistere, ognuna a suo modo. L’esempio è Radio Onda Rossa (87,9), che «dalla sua nascita nel 1977 – racconta lo staff – non ha mai fatto pubblicità, non ha mai ricevuto soldi per mandare in onda spot o comunicati. Chi collabora non percepisce nessuno compenso, ma contribuisce con la militanza alla sopravvivenza della radio. Da sempre viviamo grazie alle iniziative nei centri sociali». Da molti definita la vera radio libera di Roma ha vissuto momenti difficili nell’87, «sovrastata dai 20.000 watt di Radio Vaticana contro i 1.500 watt di Ror» ma senza mai arrendersi. Poi nel ’95 la rinascita quando occupa l’attuale frequenza – lasciata libera da una radio commerciale – da cui trasmette per la prima volta «dagli altoparlanti di un forgone». Ror, non contenta, in occasione del disgraziato G8 di Genova 2001 costituisce con altre sei, Radio Gap, una delle prime sperimentazione dell’ascolto via internet; quest’anno festeggia le 35 primavere con una serie di eventi in giro per Roma.

Altra bella realtà, fresca ma già un simbolo è Radio Popolare Roma (103.3), nata nel 2007 dall'incontro tra Radio Popolare di Milano e il centro sociale Brancaleone. Lo staff definisce Rpr una radio g-locale: «Roma è il nostro principale teatro di azione, di cronaca e di racconto. La città entra nella programmazione con un meccanismo doppio: ogni giorno i nostri inviati sono in diretta a raccontare i fatti. C’è una redazione di 20 persone che la tiene accesa e viva tutto il giorno tutti i giorni. Sempre in diretta, liberi e indipendenti». Lo strumento più semplice con il quale si sostengono è l’abbonamento, mentre le pubblicità (selezionate) si limitano all’8% della programmazione.

Altra cattedrale “libera” nel deserto capitolino è Radio Città Futura (97.7), che da metà Anni ‘70 ancora non si stanca di «consolidare il suo carattere al servizio della città di Roma, della regione, dei suoi cittadini, delle sue istituzioni». Per riuscirci Rcf ha istituito pure un vero e proprio ufficio commerciale. Non solo poiché la radio ora parla inglese grazie all’accordo con il gruppo Bbc.

Altra piacevole realtà, infine, è Radio Città Aperta (88.9), che cavalca l’onda radiofonica ininterrottamente dal ’78 e si pone ai giorni nostri come «quotidiano multimediale di resistenza» con i suoi sei giornali radio e una ricca rassegna stampa locale. Da notare come tutte le radio libere romane puntino forte sulla piattaforma internet con siti graficamente accattivanti e stracolmi di contenuti. Forse la vera sfida e il vero futuro stanno proprio qui: nel web, nei bassi costi di gestione e nell’illimitato bacino d’utenza.

C’è chi poi, come “Radio Libera Tutti”, ha deciso di crescere solo nella rete: «Rlt è nata – dice Ruggero Caracci – nel 2009 ed è una delle web radio precursori di Roma e provincia: la prima dei Castelli Romani. Giovane, dinamica e indipendente, rispecchia i suoi adepti che, autofinanziandosi, la gestiscono con grande entusiasmo e voglia di comunicare».

Marco Montini