Case Rosse, sos “fumi” in un’industria

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Blitz della polizia municipale ieri allo stabilimento Basf Italia, un'industria chimica in zona Case Rosse, per accertamenti ambientali. Cinquanta agenti guidati dal vice comandante Antonio Di Maggio e dieci ispettori di Arpa Lazio hanno effettuato i prelievi per verificare la presenza di eventuali sostanze tossiche.

L'operazione è scattata in seguito a denunce ed esposti presentati alla procura e al Comune da comitati di quartiere di Settecamini e Case Rosse. I cittadini, infatti, si sono ripetutamente lamentati di cattivi odori provenienti dai fumi dell'industria secondo loro tossici. «La fabbrica ha un inceneritore con cui brucia catalizzatori industriali esausti per creare metalli preziosi, come il rodio e il palladio, per i nuovi catalizzatori. Da anni lanciamo l'allarme diossina. Finalmente qualcuno ci ha ascoltato», ha dichiarato Emilio Montuori, coordinatore del comitato di quartiere Settecamini.

La vicenda ha suscitato gli attacchi dei consiglieri comunali e provinciali del Pdl nei confronti della Provincia di Roma, che ha dato l'autorizzazione integrata ambientale all'impianto. Accuse rispedite al mittente da Palazzo Valentini, che in una nota ha fatto sapere di aver «sottoscritto con l’Istituto Superiore di Sanità una convenzione per la predisposizione di un programma di monitoraggio e sorveglianza ambientale sull’attività dello stabilimento». Non solo. In merito all'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) ha imputato al Comune precise mancanze: «Lo scorso 12 dicembre si è tenuta la Conferenza di servizi per il rilascio dell’autorizzazione alla quale hanno partecipato diversi enti tra i quali l’Arpa Lazio. Il Comune di Roma Capitale non è intervenuto, facendo pervenire soltanto un fax nel quale esprimeva parere favorevole al rilascio dell’AIA. La Provincia – continua la nota – ha emanato quindi il provvedimento di rinnovo dell’AIA lo scorso dicembre, per un periodo di 6 anni così come prevede la legge. Il provvedimento contiene però due importanti prescrizioni e vincoli: l’avvio di un piano di monitoraggio delle ricadute sanitarie, che il Comune di Roma si era impegnato a presentare e non ha mai realizzato, e un piano di delocalizzazione, fuori dall’agglomerato urbano, dell’insediamento produttivo da presentare entro 24 mesi al Comune di Roma Capitale. Di tutto ciò sono stati informati i comitati dei cittadini prima del rilascio dell’Aia».