Il Consiglio di Stato salva il Padre Pio

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Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del Comune di Bracciano annullando la sentenza del Tar del Lazio e di conseguenza il decreto 80 del “piano di riordino ospedaliero del Lazio nella parte in cui stabiliva la riconversione”.

E’ raggiante il sindaco di Bracciano dopo la pubblicazione di ieri della decisione della sezione III del Consiglio di Stato che si era riunita il 13 aprile 2012. «La battaglia amministrativa è stata vinta. Il Consiglio di Stato ha infatti ritenuto fondate molte delle nostre obiezioni. In particolare quelle relative alla cosiddetta golden hour e ai recenti investimenti fatti per l’adeguamento strutturale dell’ospedale. Sapevamo – prosegue il sindaco Sala – di avere ragione e la sentenza diffusa oggi (ieri ndr) ristabilisce il diritto alla salute in questo territorio. Con il provvedimento di oggi (ieri ndr) – dice il sindaco Giuliano Sala – si dà soddisfazione alla grande mobilitazione che in questi mesi ha visto impegnate cittadini, operatori e amministrazioni locali di centrodestra e di centrosinistra. Da parte nostra è stata una battaglia decisa e convinta portata nelle piazze e nelle sedi giurisdizionali competenti. Non abbiamo mai abbassato la guardia nella consapevolezza che la chiusura di un presidio ospedaliero come quello del Padre Pio e la sua riconversione ad un mero punto di primo intervento avrebbe comportato pregiudizi anche per la vita per i cittadini del territorio. Alla luce di questa sentenza – conclude il sindaco Sala – si tratta ora di lavorare tutti insieme per rendere efficiente il presidio affinché il Padre pio – come riporta uno dei nostri slogan – sia un “ospedale di sana e robusta costituzione».

Una voce che ha raggiunto anche gli uffici della Pisana. «Faremo quello che il Consiglio di Stato ha indicato. Pero' ancora non ho letto la sentenza – ha detto ieri la presidente Polverini. Del resto, noi abbiamo messo in campo un decreto che risponde a quelle che sono le condizioni per rientrare nel piu' breve tempo possibile dal debito. Poi ciascuno fa la sua parte».