Quote rosa, è scontro aperto

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Primi problemi o presunti tali per la Giunta Di Fiori, insediatasi solo il 30 giugno scorso e già sotto speciale osservazione non solo da parte dell’opposizione, ma anche di alcune neonate associazioni cittadine. Una di queste, “Democrazia partecipata e beni comuni”, ha infatti già preannunciato un ricorso al Tar per il mancato rispetto delle quote rosa così come disposto dallo statuto comunale (art. 6, comma 2).

«La prima seduta del neo eletto Consiglio comunale di Ardea – dichiara il presidente del movimento, l’avvocato Francesco Falco – è un'occasione persa per iniziare un percorso di democrazia vera e non formale. La nomina degli attuali assessori è in contrasto con le norme dello statuto comunale e con l'art. 51 della Costituzione. Ai cittadini che non si rassegnano non resta che affidarsi al Tar per l'annullamento delle nomine». Il neo sindaco Di Fiori ha provato a gettare acqua sul fuoco, sostenendo che «non esiste alcuna violazione del principio delle pari opportunità nella formazione della Giunta, in quanto lo statuto del Comune di Ardea non prevede alcun obbligo in tal senso. «Mi farò carico – ha proseguito il primo cittadino – di valutare questa opportunità insieme alle altre forze politiche».

Insomma per Di Fiori il caso non sussiste, anche se lo statuto parla chiaro: «Nessuno dei due sessi – si legge – può essere, di norma, rappresentato in misura inferiore ad un quarto» che vuol dire, in concreto, che almeno due componenti della Giunta rutula dovrebbero essere del gentil sesso. A incalzare il sindaco ci si sono messi anche Cristina Capraro, ex avversaria di Di Fiori per la poltrona e attuale consigliere Idv, che ha annunciato il proprio sostegno alla causa di “Democrazia partecipata“, e Franco Lo Reto, portavoce dei socialisti, che invita il pidiellino a «ritornare sulle sue decisioni, adoperandosi per assicurare una rappresentanza delle donne nell’ambito della Giunta». Statuto o meno, c’è da dire che una Giunta (finora) tutta al maschile stona e non poco. Ma è anche vero che Di Fiori ha ancora una o due deleghe da potersi giocare per ristabilire il sereno all’interno del Consiglio.

Diego Cappelli