Gettò il figlio nel Tevere. Per la perizia era \”capace di intendere e di volere\”

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Patrizio Franceschelli, l’uomo che lo scorso 4 febbraio gettò nel Tevere il figlio Claudio di 16 mesi, era “pienamente capace di intendere e di volere”. Questo è quanto stabilito da una perizia disposta dal gip di Roma nell'ambito dell'incidente probatorio svoltosi oggi.

Franceschelli, 26 anni, potrà dunque affrontare il processo che lo vedrà imputato per omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela. L’inchiesta è ormai giunta alla sua conclusione e il processo per il giovane è sempre più vicino. La richiesta di rinvio dovrebbe arrivare a giorni.

Il 26enne, reo confesso, aveva confermato la ricostruzione fatta dagli inquirenti raccontando di aver gettato il bambino nel Tevere a seguito di una violenta lite con i familiari della moglie che quel giorno era ricoverata in ospedale per le botte ricevute da lui in un precedente litigio. Il corpo del piccolo fu ritrovato solo il 29 marzo scorso nei pressi di Fiumicino a pochi centinaia di metri dalla foce del Tevere.