La Barbuta, al via i lavori Ma il Tar chiede le carte

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Si riaccendono i riflettori sulla Barbuta. Agli occhi di Alemanno l’insediamento rom è il primo passo del post Cassazione, che – come annunciato dal sindaco di Roma – ha dato l’ok al piano nomadi capitolino, in precedenza bloccato dal Consiglio di Stato. Per il primo cittadino aeroportuale Lupi, invece, il famigerato villaggio della solidarietà non sa fa farsi: né ora, né mai.

Tuttavia se sul “campo” Roma batte Ciampino, visto e considerato che i lavori vanno avanti e si vocifera che il Campidoglio stia stringendo i tempi per aprirlo quanto prima (addirittura in estate “traslocando” di fatto 200 nomadi per lo più da Tor de Cenci), ieri un’importante vittoria è arrivata in casa Lupi, con il Tar, che ha accolto il ricorso del Comune sulla richiesta di accesso agli atti amministrativi del piano nomadi del Comune di Roma, ritenendo insufficiente la produzione in giudizio da parte del Ministero dell'Interno del decreto del Luglio 2009.

In parole povere il Tribunale ha dato piena esecuzione a quanto già disposto ma inattuato dalla sentenza 2010, confermata dal Consiglio di Stato nel 2011, con cui si ordinava al dicastero di esibire gli atti sui lavori a La Barbuta: «I giudici – tuona Lupi – per la terza volta riconoscono le nostre ragioni visto che il Tar aveva già sostenuto la nostra richiesta di accesso, e poi il Consiglio di Stato aveva annullato le ordinanze di nomina dei commissari straordinari nonché tutti gli atti commissariali adottati bocciando le motivazioni che avevano decretato lo stato di emergenza». Per il sindaco, dunque, Ciampino non deve essere escluso dal processo decisionale bensì deve essere parte integrante nella ricerca di soluzioni condivise in merito ad una struttura, che Lupi definisce “abusiva e senza requisiti igienici".

Marco Montini