Pugili picchiatori per raid punitivo

0
71

Una banda di picchiatori in piena regola, assoldati per un conto in sospeso. L'11 aprile scorso si presentarono in un cantiere edile in via Solone a Casalpalocco per un raid punitivo. In quattro, tutti pugili di professione, armati di guanti da boxer e un coltello. L'organizzatore del blitz era D.M., 37enne di Ostia, che rivoleva i soldi di una prestazione erogata ai titolari della struttura in costruzione.

Già nei giorni precedenti si erano verificati scontri e liti furiose tra l'uomo e i gestori di una ditta di Latina, padre e figlio, 50 e 32 anni, che però si erano già dimostrati disposti a pagare l'appaltatore. Per l'ultimo tentativo di riscossione, l'uomo si era però organizzato, chiamando a raccolta i suoi amici della palestra. Appena la banda si presentò in via Solone, si era scatenato l'inferno. Nella maxi-rissa tra i titolari del cantiere e i quattro boxer, a terra era rimasto un operaio, un ragazzo rumeno di 36 anni: cinque coltellate lo avevano raggiunto all'addome. Sottoposto a un intervento di urgenza all'ospedale Grassi, ha rischiato di morire. La Polizia di Ostia, giunta al cantiere, aveva ricostruito la vicenda e rintracciato in poche ore il 37enne, che però non voleva saperne si rilevare il nome dei complici. I tabulati telefonici al vaglio degli investigatori (estrapolate su oltre 1200 utenze), in cui si promuoveva il raid, hanno parlato per lui.

In arresto con l'accusa di tentato omicidio aggravato in concorso, ci sono finiti un 37enne del lido, chiamato Lupin III per un tatuaggio in cui viene ritratto il noto personaggio, e due ventenni, pugili di professione. «Soggetti violenti», secondo il commissario Franco che, a quanto accertato, non avevano un lavoro fisso se non quello di menare le mani. L'omertà tra i quattro è totale: il coltello utilizzato per colpire l'operaio non è stato rinvenuto. Resta ancora da verificare con certezza chi abbia sferrato i fendenti, ma i sospetti degli inquirenti ricadono su uno dei ventenni.

Valeria Costantini