La Barbuta, il ghetto dei nomadi

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Si infittisce il mistero sul destino de La Barbuta, il multipolemico villaggio della solidarietà alemanniano sito ai confini con il comune di Ciampino (sotto il cono di volo dell’aeroporto, sopra una falda acquifera e in un’area soggetta a vincolo).

Lunedì sono partite le prime assegnazioni dei 160 moduli abitativi destinati ai nuclei familiari, residenti nelle casupole adiacenti al fresco campo attrezzato. I dati ufficiali finora parlano di 27 casette (di 24 e 32 mq) consegnate a 16 famiglie.

Numeri pronti a gonfiarsi in queste ore come confermato da uno dei coordinatori dell’insediamento Riba: «La maggior parte è già entrata nelle abitazioni: sull’ordine delle 150 persone. Qualcuno degli abitanti ha già demolito le vecchie baracche», dice in un italiano comprensibile. Questa la prima sorpresa: il Campidoglio corre, ammazza se corre. Finiti da pochissimo i lavori per il nuovo villaggio, infatti, Roma Capitale vuole completare quanto prima l’assegnazione delle nuove dimore.

Procedura, ed è qui l’altra sorpresa, definita dal membro del forum welfare Pd Battaglia «discutibile». «È inaccettabile – dice – che quanti, pur registrati più volte nei censimenti del Comune, addirittura nati in Italia, se non in possesso di documentazione adeguata, vengano avviati in Questura e vengano fatti oggetto di Decreto di espulsione». Queste le parole del piddino, che ha continuato: «Sono procedure inaccettabili, al limite dell’inciviltà, che alimentano tensioni ed espongono le persone colpite a rischi di reclusione impropria nei centri di identificazione per l’espatrio e di espulsione. E sono modalità di intervento che poco hanno di sociale, che non facilitano l’inclusione e l’integrazione».

Inclusione ed integrazione, (eccola la terza novità mediatica di questi giorni) che tirano direttamente in ballo l’altro campo attrezzato, quello di Tor de Cenci, che «la Belviso più di tutti – evidenzia l’assessore del X Municipio Mazzei – vorrebbe dismesso». Dall’insediamento della Pontina d’altronde è previsto il trasferimento di 250 persone proprio in direzione de la Barbuta. Una ipotesi rigettata dai nomadi locali, che mercoledì hanno ricevuto la visita del ministro Riccardi che ha classificato lo storico villaggio attrezzato “con un buon livello di integrazione”, definendo l’inclusione rom una vera “ricchezza”.

Dichiarazione che forse non ha fatto piacere al buon Alemanno e alla bella Sveva, le cui politiche di cooperazione sociale, piano nomadi e ampliamento della Barbuta in testa, sono state bocciate ancora una volta a chiare lettere dagli enti in gioco: Comune di Ciampino e X Municipio. Che altresì hanno accolto con piacere le esternazioni del ministro all’integrazione nell’augurio che «il primo cittadino di Roma – esortano le due istituzioni – possa fare un passo indietro in ottica del non trasferimento dei nomadi da Tor de Cenci a La Barbuta».

Un rischio secondo il sindaco aeroportuale Lupi: «Potrebbero sorgere situazioni di conflitto nel momento in cui si cercherà di mettere insieme le diverse etnie. Partendo pure dal presupposto che sia il prefetto ma anche il direttore (dei lavori) Scozzafava ci hanno fatto capire che è difficile integrarsi poiché c’è un codice d’onore, che differisce da un campo all’altro. La nostra paura è che la città si trovi a centro metri da una polveriera». Stesso remake per il presidente e l’assessore del X Municipio, Medici e Mazzei: «Sarebbe un grave errore trasferire una parte di Tor de Cenci qui sia per problemi di ordine pubblico, sia per questioni economiche. Quello nei pressi della Pontina è una struttura attrezzata, integrata che avrebbe bisogno solo di un po’ di manutenzione ma nulla a che fare con le cifre messe su per il nuovo campo de la Barbuta. Urge dunque un incontro come fatto presente al prefetto anche se al momento il Campidoglio è refrattario ad ogni nostra richiesta».

E il Campidoglio cosa ne pensa? Abbiamo provato a contattare l’entourage del vicesindaco Belviso, la quale non ha potuto rispondere alle nostre domande poiché impegnata in Assemblea capitolina. In attesa di risposta, la chiosa finale va al coordinatore de La Barbuta Riba: «Vorrei ringraziare il direttore del V Dipartimento Scozzafava, che si è mostrato sempre disposto a collaborare personalmente con noi». Un po’ di umanità in una vicenda che sinora ha vissuto sin troppo di politica.

Marco Montini