Nuovi palazzi, una schiera di case vuote

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Cemento armato riversato nei Municipi, palazzi costruiti solo per dare attuazione al project financing e ben pochi cittadini disposti ad acquistare. È questa la situazione odierna del mercato immobiliare di Roma, sempre più capitale dei costruttori piuttosto che degli acquirenti. Sono molte infatti le zone della città che, rifiorite o addirittura nate a seguito dell’installazione di grandi cantieri, sono oggi per lo più disabitate.

Ponte di Nona, l’area pioniera dell’edilizia attorno al centro commerciale, è ancora oggi uno dei maggiori cantieri aperti. Quasi interamente costruita dal Gruppo Caltagirone, la zona è l’emblema delle grandi speranze del passato, tramutatesi in uffici vendite pressoché deserti e grandi teloni pubblicitari adagiati sulle facciate dei palazzi vuoti. A Roma nord, il quadrante compreso fra Talenti e la via Nomentana è completamente rifiorito. Il gruppo Mezzaroma ha infatti dato vita al Parco Rinascimento: 84 ettari di costruzioni immobiliari, 40 di verde e ben cinque complessi abitativi, che hanno trasformato un’area del IV Municipio precedentemente disabitata, realizzando nuovi collegamenti tra via Ugo Ojetti e il Grande Raccordo Anulare. I maggiori frequentatori della zona sono però i clienti dei nuovi ipermercati: «Veniamo qui a fare la spesa ma di queste nuove case ne abbiamo viste vendute ben poche». A via di Casal Boccone, in pochi anni è sorto addirittura un nuovo centro residenziale. I suoi abitanti però si battono da mesi contro la cementificazione che prevede, nel suo progetto originario, la costruzione di ulteriori 16 piani e anche il Municipio IV, lo scorso aprile, ha votato contro la delibera del Comune.

Sempre a Roma nord, nella zona di Porta di Roma si notano molti appartamenti ancora vuoti. Le traverse laterali di via Carmelo Bene, che hanno visto l’apertura di una fitta rete stradale di collegamento al centro commerciale, sono ancora disabitate. «Siamo una cattedrale nel deserto», affermano i pochi commercianti che hanno affittato i locali della zona, mentre chi ha acquistato un appartamento riferisce che «nonostante i servizi ci siano, c’è stata un’inaspettata fioritura di tanti altri palazzi che il progetto iniziale non prevedeva e che sono per la maggior parte disabitati». Conferme, pur con le dovute cautele, arrivano dagli addetti alle vendite della Torre Roma, un palazzo di 58 appartamenti che sorge proprio all’interno del centro commerciale Porta di Roma e che dovrebbe essere una location esclusiva del quartiere: «In questo periodo di crisi è normale che vi sia una contrazione delle vendite. C’è gente disposta a cambiare casa ma purtroppo, con la crisi del credito, è difficile ottenere mutui senza delle solide garanzie». Dalla parte opposta del Gra, a Roma Sud, la situazione è la stessa. Alla Romanina sono ancora tante le case invendute e ciò nonostante, nei prossimi anni, vedranno la luce nuovi complessi residenziali intorno a Tor Vergata e sulla via Appia Nuova. «Studiamo qui da anni – dicono i giovani laureandi della zona, che hanno visto mobilitare e crescere i cantieri intorno al polo di studi – ma dobbiamo riconoscere che, campus universitario a parte, non abbiamo visto persone interessate ad acquistare o ad affittare casa nei dintorni».

Ma la grande quantità di invenduto emerge anche dagli studi del settore. Lo scorso anno erano ben 40.000 gli immobili della capitale rimasti senza proprietario e il primo trimestre del 2012 ha registrato secondo l’Agenzia del Territorio un’ulteriore contrazione. Il centro studi Scenari Immobiliari ha pubblicato proprio in questi giorni delle stime allarmanti anche per il futuro. «Dal 2006 – si legge infatti nel rapporto – le compravendite sono passate da picchi di 41 mila all’anno alle 30 mila del 2011». Una crisi dettata soprattutto dalla contrazione dei mutui, che le banche sono sempre più restie a concedere a quei clienti che, desiderosi di acquistare una prima casa per formare una nuova famiglia, hanno un lavoro precario e pochi soldi da parte.Con un prezzo di partenza di circa 200.000 euro per un bilocale infatti, gli uffici vendite sono divenuti piuttosto la meta di chi “vorrebbe ma non può”.

Vincenzo Nastasi