Stati generali, da vetrina a inferno

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Gli Stati Generali della Famiglia e del Welfare che dovevano essere una delle iniziative pre-elettorali di Gianni Alemanno per rilanciare la propria immagine, si sono trasformati in un inferno che ha messo sotto scacco tutto il centro cittadino.

Già martedì pomeriggio all'apertura dei lavori si era assistito ad un inusitato schieramento di forze di polizia attorno all'Antonianum in via Merulana, per una iniziativa che avrebbe dovuto evocare fratellanza e solidarietà. La Kermesse del sindaco era comunque iniziata male con la ragguardevole assenza del ministro Riccardi che secondo Repubblica di ieri sarebbe entrato in polemica con il sindaco proprio sul quoziente famigliare, limitandosi all'invio di un freddo messaggio di saluto. Ieri mattina invece, mentre l'opposizione occupava l'aula Giulio Cesare per protesta contro le modalità di approvazione della delibera Acea, è bastata la presenza agli Stati della ministra del lavoro Elsa Fornero (per la quale «il lavoro è un diritto da guadagnarsi», gaffe epocale) ed il pressing di non più di 300 manifestanti per scatenare l'inferno, con tanto di lancio di uova e frutta oltre il cordone di forze dell'ordine che presidiavano le strade intorno a viale Manzoni, tutte sotto assedio dal primo mattino.

Gli scontri sono proseguiti a P.zza Venezia per trasferirsi poi a Montecitorio dove c'è stato un contatto anche con il servizio d'ordine della Cgil impegnata in una manifestazione contro la riforma del lavoro. Nel frattempo Alemanno scaricava la colpa di tanto dispiegamento di sicurezza su chi aveva inscenato la protesta. E aggiungeva che «bisogna essere molto più duri e molto più intransigenti sulle manifestazioni non autorizzate che non sono ammissibili, soprattutto quando sono di quattro gatti come oggi». Mentre i quattro gatti mettevano in scacco il centro cittadino, i lavori degli stati generali proseguivano e la vice sindaco Sveva Belviso si dichiarava profondamente delusa dal discorso della ministra Fornero, la cui presenza al convegno veniva definita dal senatore dell'Idv Pedica «come quella di Dracula all'Avis». Fra le voci dell'opposizione il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei, invitava Alemanno a riconoscesse che i tagli al welfare e alla famiglia erano iniziati negli anni precedenti in coincidenza con i governi Berlusconi. «L'alleanza con la Lega – ha aggiunto- ha poi fatto il resto, con il periodico tira e molla dei finanziamenti per Roma Capitale. Ora non sarà facile ripartire dopo anni di picconamenti allo Stato sociale, e servirà uno sforzo comune».

Il sindaco nel suo intervento ha annunciato che chiederà un incontro con il ministro Riccardi, che lo ha snobbato in apertura degli Stati generali, per portargli proprio la proposta sul quoziente familiare (che riciccia minimo da tre anni) e cioè «per un fisco a dimensione familiare, senza ridurre il gettito fiscale». Insomma, tutto questo bailamme per chiedere al Governo di aprire i cordoni della borsa, cosa che sta già facendo con ben altra autorevolezza l'associazione dei comuni (Anci).

gl